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martedì 30 aprile 2024

BULLI-STOP : ANCHE IL ROSINA SALVO SI AGGREGA

 



 Al  Rosina Salvo di Trapani avviata l'iniziativa,  in collaborazione con l’azienda Citroen, per combattere ed arginare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. 

 I due giovani esperti, Alessandro e Francesca, del Centro Nazionale contro il bullismo “Bulli-stop”, hanno dato voce a molti ragazzi che nella loro vita si sono ritrovati ad essere o la vittima o il carnefice di queste tristi vicende narrate.

Con immensa competenza e capacità comunicativa i due giovani sono stati in grado di toccare tematiche delicate con un carisma ed una professionalità che è riuscita a toccare le coscienze di tutti i presenti nel profondo.

Infatti, sono riusciti a spiegare con delicatezza l’importanza della comunicazione, incentivando, laddove siano presenti situazioni di bullismo o cyberbullismo, la discussione con i genitori o con una figura di riferimento.

I giovani  hanno fatto capire che chiedere aiuto non è affatto un segno di debolezza e che l’indifferenza, là dove vi è violenza, significa essere complici della violenza stessa.

Grazie a questi racconti sono riusciti a farci comprendere che un bullo può migliorare e che una vittima può tornare a respirare.

Tramite delle storie, come quella del giovane Sergio, strappato dalla vita all’età di 17 anni, o la storia raccontata in prima persona da Alessandro che ha vissuto queste esperienze da entrambi i lati della medaglia e tramite un video -montaggio, che ci ha permesso di conoscere solo alcune giovani vittime dì bullismo, l’incontro avvenuto in aula magna è stata un’esperienza che ha contribuito  sia ad una crescita personale che ad una maggiore consapevolezza delle proprie azioni nei confronti di chi ci circonda.

La giornata si è conclusa nel cortile della scuola con una prova su strada del modello della nuova minicar Citroen Ami, presentata al salone dell'auto di Ginevra e "bullizzata" per il suo aspetto insolito. 

 

Montuori Giuliana, Pedone Sofia e Palmieri Ludovica

Classe 4^A Liceo della Scienze Umane

martedì 16 aprile 2024

UNA NUOVA FASE PER LA SANITA' PUBBLICA SICILIANA?


Il principale problema della sanità pubblica siciliana è la carenza organica di medici. Mancano soprattutto anestesisti, cardiologi, ortopedici e medici d’emergenza-urgenza)dovuta, soprattutto, alla quantificazione dei numeri chiusi per l'accesso all'università di medicina. Infatti, per rimediare alla grave situazione attuale, sono cento i medici stranieri ad essere stati reclutati ed immessi in servizio o in fase di immissione, da parte della Regione, in seguito all'avviso aperto, emanato dal dipartimento di Pianificazione strategica dell'assessorato della Salute, per sopperire alle carenze di personale del sistema sanitario siciliano. Il pronto soccorso e gli ospedali delle province sono sempre più in difficoltà. La fuga verso il privato, dovuta anche alla scarsa attrattività delle strutture pubbliche, getta nel baratro il sistema sanitario siciliano. I medici chiamati in urgenza vengono pagati cinque volte in più, in spregio a chi è in corsia senza guardare orari e ferie, accollandosi un carico di lavoro enorme, con uno stipendio non adeguato. Però vi sono anche delle notizie ottimistiche: il Ministero della Salute ha dato il via libera all’utilizzo di fondi statali da destinare all’edilizia ospedaliera. Così, verranno impiegati più di un miliardo di euro (stanziati per il 95% dallo Stato e per il 5% dalla Regione Siciliana) per far erigere quattro nuovi ospedali a Palermo. Verranno così creati dei nuovi presidi secondo l'accordo di programma approvato dalla Regione: il Polo pediatrico di Fondo Malatacca e il centro oncoematologico, di fianco al Cervello. Restyling totale invece per Civico e Policlinico. Ciò comporterà la creazione di ben più di 1300 nuovi posti letto. 

 Alessandro Palermo
 Classe 4^ I 
Scienze umane opzione economico-sociale

venerdì 12 aprile 2024

I RAGAZZI DELLA GENERAZIONE Z

 


Ogni giorno frasi del tipo “i ragazzi non hanno voglia di fare  nulla” o “i giovani di questi tempi sanno solo lamentarsi” vengono dette a milioni di studenti a prescindere dalla classe o dalla facoltà universitaria che stanno frequentando. Tuttavia, anche se questo spirito d’improvvisazione diminuisce, perché nessuno parla di cosa voglia dire essere un adolescente o un quasi adulto in un’epoca dove ormai di qualsiasi problema ne siamo la causa?

Alcune settimane fa, un corteo di giovani si è riunito a Pisa per protestare contro la guerra che quotidianamente causa un numero indecifrabile di morti e feriti. Su questa manifestazione, in cui milioni di studenti protestavano per qualcosa di moralmente giusto e di spirito tutt’altro che propagandistico di odio, sono state dette tante cose e la maggior parte non sono affatto positive.

C’è chi parla di un corteo fuorilegge, anche se dovrebbero essere gli stessi politici a sapere che la Costituzione, cioè la fonte più importante del diritto, garantisce la possibilità di riunirsi se ciò viene fatto nei limiti e nel rispetto di tutti. Nel gruppo che ha organizzato lo sciopero non solo hanno partecipato ragazzi e ragazze dagli undici ai vent’anni a salire, ma non è stato in alcun modo utilizzato alcun tipo di violenza, al contrario delle forze dell’ordine che non ci hanno pensato due volte a punire con manganellate ragazzi disarmati e persino distesi a terra inermi.

A questo punto le domande che mi sorgono spontanee sono: al di là dell’ordine ricevuto e del fatto che si tratta di lavoro, come può un poliziotto aggredire delle persone, tra cui minorenni, la cui unica colpa è stata quella di denunciare pubblicamente qualcosa su cui tutti voltiamo le spalle? E inoltre mi chiedo, dove erano i poliziotti quando l’otto gennaio centinaia di persone si sono riunite, con tanto di camicia nera e di saluto romano , presso Acca Larentia,  e hanno invocato il duce? Sbaglio o la dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione cita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista|…|»?

Denunciare questi eventi dovrebbe essere d'obbligo da parte della stampa  eppure spesso non accade; allora  come si affrontano situazioni del genere?

Ovviamente prendendosela con i ragazzi, perché “non fanno mai nulla e quando le cose le fanno sono sbagliate; a questo punto era meglio che si facevano i fatti propri”. Con questa riflessione mi zittisco e mi chiedo “se non avessero fatto nulla i giovani, cosa avrebbero detto le persone? Che siamo degli scansafatiche e che avremmo dovuto fare qualcosa?”, la risposta per la maggior parte, e mi riferisco soprattutto agli ipocriti, sarebbe stata assolutamente affermativa.

Vanessa Bevilacqua

classe 5^ I

Scienze Umane opzione economico-sociale

 

martedì 9 aprile 2024

LIBERI DI SCEGLIERE LA VERITA'


 

Il concorso “Santo della Volpe”, giunto all'ottava edizione, è stato bandito dal comune di Erice in occasione del trentanovesimo anniversario della strage di Pizzolungo del 2 Aprile 1985, un evento che ha segnato profondamente la storia di Trapani e dell’intero Paese. Infatti il concorso si propone di onorare la memoria di Barbara Rizzo e dei suoi figli, Giuseppe e Salvatore Asta, vittime innocenti di un vile attentato di Cosa nostra, perpetrato con l’intento di colpire il magistrato Carlo Palermo. Nonostante siano trascorsi quasi quarant'anni da quel tragico giorno, la ricerca di verità e giustizia continua a essere un imperativo morale per la comunità.

Ai partecipanti è stato chiesto di riflettere sul ruolo cruciale della verità e della giustizia nell’evoluzione sociale e civile, prendendo spunto da esempi emblematici come l’impegno di figure come Aldo Moro, Falcone, Borsellino e Santo della Volpe. Attraverso la scrittura, l’arte, o altre forme espressive, si vuole incoraggiare la partecipazione attiva dei giovani e di tutti coloro che desiderano contribuire a illuminare le ombre del passato e a costruire un futuro più giusto e solidale per la città di Trapani e per l’intera società.

All'edizione di quest'anno ha partecipato anche la mia compagna Letizia che, con grande sorpresa, soprattutto sua, si è classificata al primo posto con un articolo giornalistico che, prendendo spunto da una frase dello statista Aldo Moro " La verità illumina,la verità dà coraggio", ha cercato di indagare sulla verità con metodi nuovi. 

Francesca Vivona

3^ A  Liceo delle Scienze Umane


Trentanove anni sono trascorsi dalla strage di Pizzolungo del 2 Aprile 1985 che ha massacrato  l’allora trentenne Barbara Rizzo e i suoi due gemellini di soli 6 anni, Giuseppe e Salvatore Asta. Stavano percorrendo la strada provinciale che attraversa Pizzolungo, quando furono brutalmente uccisi per mano della criminalità organizzata mafiosa in un attentato  che doveva colpire il magistrato Carlo Palermo, rimasto invece illeso. Uccisi due volte dalle parole dell'allora sindaco di Trapani, Erasmo Garuccio, "a Trapani la mafia non esiste", sono rimasti per più di trent’anni senza giustizia né verità. Risale al 2019 il quarto ed ultimo processo per la strage, conclusosi con la condanna di Vincenzo Galatolo a trent'anni di reclusione. Non si fermò lì, però, la bramosia di verità di Margherita Asta, sorella dei due gemellini defunti. “Per Pizzolungo attendiamo ancora verità e giustizia, e non è vero che la verità non si possa trovare, perché gira per le strade della mia città, ancora oggi”. Queste le sue parole.

La giustizia, che per essere tale deve essere frutto della verità che “illumina”, è l’unica via da percorrere se si vuole compiere un passo avanti nell’evoluzione dell’umanità intera. Se non si è consapevoli o addirittura non si è a conoscenza dell’errore, come si può imparare, cambiare, migliorare? Non si può. Di sicuro l’omertà e l’illegalità non sono il mezzo tramite il quale si può raggiungere la verità.

La consapevolezza in merito a ciò, soprattutto nei giovani, è incrementata notevolmente in seguito alla perdita di figure come Falcone e Borsellino, uccisi anch’essi per mano mafiosa in nome della giustizia, da loro cercata e perseguita con mezzi legali. Eppure non sempre lo Stato e la mafia sono in contrasto, anzi molto spesso è capitato che i due fossero alleati segretamente attraverso figure istituzionali corrotte. Ma quindi il potere giudiziario è l’unico a poter scavare nella realtà dei fatti?

No. Lo hanno fatto e continuano instancabilmente a farlo tutti i giornalisti che con passione e determinazione cercano la verità.

Lo hanno fatto Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Sì, sono passati trent’anni ed ancora non siamo giunti alla verità... Ilaria Alpi era una giornalista appassionata. Quando è stata uccisa aveva solo 33 anni, li avrebbe compiuti due mesi dopo. Oggi l'inchiesta giudiziaria, alla Procura di Roma, formalmente è ancora aperta ma non sappiamo niente. L'unica verità storica è che Ilaria Alpi è stata uccisa mentre faceva bene il suo lavoro e per oltre 20 anni la sua famiglia, con la voce di suo padre Giorgio e la madre Luciana, non ha mai smesso di chiedere giustizia e verità. Ecco perché non dobbiamo mai smettere di parlarne.

Santo della Volpe, ex presidente della Federazione Nazionale della Stampa italiana e storico inviato del Tg3, era un semplice giornalista che però per tutta la vita ha lottato dalla parte degli ultimi, contro ingiustizie e censure che ledevano il diritto alla conoscenza dei cittadini. Pertanto l’attività giornalistica non è pura narrazione, ma molto spesso attraverso le inchieste può far luce sulle vicende più oscure. Non serve una toga da giudice o una divisa per aiutare la collettività a giungere ad una profonda conoscenza dei fatti. La giustizia e la verità non si studiano in un’aula universitaria, né dipendono dalla professione che si esercita. Esse sono valori di un cuore puro e luminoso e di uomini coraggiosi. Ecco perché per Aldo Moro “La verità illumina, la verità dà coraggio”. Egli aveva coraggio e cercava la verità, o forse era la verità a incoraggiarlo a continuare a cercarla fino all’ultimo istante della sua vita. Sono passati quarantacinque anni dalla sua scomparsa, ma la sua figura è sempre rimasta un emblema della giustizia.

La verità e la giustizia sono fatte di uomini buoni con buoni intenti, di giovani e anziani, uomini e donne, ufficiali e civili. Semplicemente persone sincere, curiose, e consapevoli che non esiste futuro senza passato. Ma soprattutto che senza presente, senza le nostre azioni quotidiane, nulla cambierà mai. E resteremo eternamente in un buio omertoso a vagare e vivere passivamente, senza una meta, senza lasciare un segno. E così lasceremo le idee di grandi uomini che hanno perso la vita per la giustizia, senza delle gambe per mezzo delle quali continuare a camminare, come avrebbe voluto Giovanni Falcone.

In una città che di verità ne ha oscurate tante e per tanto tempo, forse è giunto il momento di utilizzare gli occhi luminosi dei giovani per ridare un futuro a Trapani.

Letizia Monaco

classe 3^ A

Liceo delle Scienze Umane


mercoledì 27 marzo 2024

UNIAMOCI PER UNA CULTURA DELLA PACE !

 


Ed eccoci qua a scrivere l'ennesimo commento sulla guerra. Già l'anno scorso una moltitudine di idee e opinioni sono state espresse riguardo a ciò che stava e purtroppo sta accadendo tuttora tra Russia e Ucraina.

È stata accusata la storia di non essere stata abbastanza brava a lasciarci qualcosa, ma odiernamente e in tal contesto non si tratta di ignorare guerre di un secolo fa, ma guerre che stanno affiancando il nostro corso di vita. Difatti, oltre a Russia e Ucraina, attualmente abbiamo anche il conflitto tra Palestina e Israele, portato avanti dalla fine della seconda guerra mondiale, di cui si trattava poco, se non nulla.

Questa guerra però non sta distruggendo solo delle vite e non è concentrata solamente nella famosa striscia di Gaza, ma sta portando via anche molte libertà.

Sabato 9 Marzo, è una data, indubbiamente, da tenere in considerazione; difatti, finalmente, anche qui a Trapani si è sollevato un grido di protesta contro tutte queste terribili vicende. Un grido poco scontato e in grado di dimostrare che, seppur in minore misura, è possibile contribuire, anche solo simbolicamente, a qualcosa per cui combattere.

Le lamentele sono state innumerevoli e di differente radice, per il sistema Italiano che sembra sempre retrocedere di settimana in settimana, come se nulla fosse, ai diritti dei cittadini che continuano a non essere considerati e rispettati, contro uno Stato che ormai appare irrispettoso nei confronti di un'Italia  che di democratico non ha più nulla e, in conclusione, si è protestato contro questa guerra continua che nessuno ha mai realmente voluto, se non chi ci guadagna economicamente.

Si è urlato a gran voce che sono i ragazzi il futuro della prossima generazione e che è fondamentale e legittimo fare ascoltare la loro voce.

Abbiamo sempre criticato i giovani della generazione Z perché completamente dipendenti  dallo smartphone, di essere indifferenti e di non lamentarsi mai. Eppure quando parlano, quando finalmente scendono in piazza, sono in grado di intimorire.

Eravamo in pochi, questo è innegabile, ma quei pochi, quella trentina o giù di lì di presenti sono stati capaci di rappresentare ciò in cui credevano, la pace e la libertà di parola.

Come ha detto lo stesso Nino Occhipinti, rappresentante del nostro istituto e dei Giovani Democratici: "Meglio pochi che sono venuti poiché credono realmente in questa iniziativa, che tanti, che pensavano solo di saltare un giorno di scuola".

Noemi Asta e Cloe Guarnotta 5^ A

Liceo delle Scienze Umane

venerdì 1 marzo 2024

MAFIA, POLITICA E AFFARI : RICORDANDO IL PREFETTO FULVIO SODANO, " SOGNATORE CONCRETO"




 
Il 26 Febbraio, in occasione del decennale della morte dell’ex prefetto trapanese Fulvio Sodano, le istituzioni trapanesi hanno organizzato un convegno invitando anche gli studenti di alcuni istituti scolastici.

Il convegno, strutturato in due sezioni, rispettivamente intitolate “Luci e ombre nella gestione dei beni confiscati” e “Mafia, politica…affari”, ha visto il succedersi di diversi interventi sia da parte di autorità cittadine e giudiziarie, come il Sindaco Giacomo Tranchida, il prefetto Daniela Lupo, alcuni rappresentanti dell’Agenzia dei Beni Confiscati, il Presidente della Commissione Regionale Antimafia, che una rappresentante di Libera e la moglie del defunto Prefetto Sodano. Il Sig. Sindaco ha tenuto particolarmente a precisare come questa conferenza fosse stata pensata e dedicata proprio ai giovani , augurandoci di formarci come  uomini e donne coraggiosi come lo è stato Sodano, definito “sognatore concreto”.

L’operato di quest’uomo, compiuto in soli tre anni, dal 2000 al 2003, prima di essere allontanato da Trapani, ha lasciato un segno talmente permanente e forte da essere ricordato e pianto dai cittadini anche dopo vent’anni. il 26 luglio 2003 ha stipulato la "Carta degli impegni libera terra Trapani", documento che consente di velocizzare le procedure di confisca dei beni ai mafiosi e di incidere sull'impoverimento del loro patrimonio.Davvero egli è stato ed è tuttora un esempio concreto della lotta contro la mafia; è riuscito infatti a sequestrare un bene alla mafia: la Calcestruzzi Ericina, e a farlo rinascere e fruttare lontano dai circuiti illeciti mafiosi, che , tuttavia, tentarono di far fallire la nuova Calcestruzzi minacciando chiunque volesse acquistare quel calcestruzzo.  “Determinazione” era una delle sue parole preferite, tuttavia la mafia, per vie traverse, riuscì a farlo morire idealmente, trasferendolo ad Agrigento. 

Sodano è stato un uomo scomodo per la mafia, ma vicino alla popolazione, tanto da essere denominato “prefetto del Popolo”. 

Pertanto, a partire dal ricordo e dalla commemorazione dell’ex Prefetto è stato possibile approfondire  temi inerenti la confisca dei beni e lo stato di “salute” della mafia dopo la cattura di Matteo Messina Denaro. A riguardo sono stati evidenziati dei punti davvero importanti, come l’importanza dell’azione dello Stato nella conservazione e nella crescita della produttività di un bene confiscato, come voluto da Sodano, altrimenti lo stato avrà perso contro la mafia, che, seppur in maniera losca, ha prodotto e ha dato lavoro a diverse famiglie. Difatti è ed era molto comune sentire uomini lamentarsi dopo la cattura di un boss perché questo “dava lavoro”. Sono argomenti di cui non si parla molto, soprattutto tra ragazzi, ma proprio per questo il messaggio conclusivo, forse quello più incisivo, è stato di speranza e di stimolo per i giovani, affinché  non si sottovaluti e non si consideri mai l'organizzazione mafiosa debellata. Poiché è proprio quando si sottovaluta il problema che quest’ultimo ti sovrasta. Dunque l’invito fatto ai ragazzi è stato quello di non smettere mai di lottare contro ogni minimo germoglio mafioso che sboccia in mezzo a noi, di essere sognatori concreti come Sodano e di essere le gambe su cui camminano le idee di cui parlava Giovanni Falcone.


Letizia Monaco

Classe 3^ A

Liceo delle Scienze Umane


IL CASO DELLA CALCESTRUZZI ERICINA : BENE CONFISCATO ALLA MAFIA


LA MAFIA DOPO MATTEO MESSINA DENARO






Ha attratto più il mio interesse la seconda parte del convegno, quando una rappresentante di LIBERA ha illustrato la storia di un bene confiscato alla mafia :

La Calcestruzzi Ericina nasce nel 1991, il proprietario di allora era il boss Vincenzo Virga. La magistratura, però, dopo aver notato l' interesse della criminalità organizzata sull'azienda, la confisca nel 2000. Da quell'anno, le associazioni mafiose cercano di distruggere la fabbrica di calcestruzzi, poiché ormai era proprietà dello Stato, interviene così il prefetto Fulvio Sodano che rimette in gioco l'azienda. Ma proprio per questo Fulvio Sodano viene "cacciato" da Trapani nell’estate del 2003 dall’allora governo Berlusconi, con ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Una storia, possiamo dire, molto toccante, una storia che fa riflettere tutti i giovani sul fenomeno mafioso e sulla lotta contro la criminalità organizzata.L'intervento che mi ha colpito di più è stato quello del presidente della commissione antimafia siciliana, Antonello Cracolici. Cracolici si sofferma, infatti, sulla eventuale "perdita" di un obbiettivo della lotta antimafia dopo l'arresto del boss Matteo Messina Denaro.

E' importante riconoscere che il fenomeno criminale non si esaurisce con l'arresto o la morte di un singolo individuo. La mafia, infatti, non è più solo rappresentata da latitanti di alto profilo, ma ha esteso la propria presenza nel mercato dello spaccio di droga su piccola scala. Le associazioni potrebbero concentrarsi sulla prevenzione e sensibilizzazione nella comunità per contrastare la diffusione di queste attività illecite a livello più radicato. Una di queste sostanze, che nell'ultimo periodo è in voga è proprio il crack, una sostanza prodotta dalla cocaina, che non solo costa molto poco (5-6 euro per dose), ma che distrugge completamente il sistema nervoso centrale di chi ne fa uso. L'abuso cronico di crack può causare paranoia, ansia, disturbi del sonno, perdita di peso e danni cardiovascolari. Inoltre, il crack può avere impatti devastanti sulle relazioni interpersonali e sulla vita quotidiana delle persone coinvolte. Cracolici inoltre, sottolinea come si stia espandendo rapidamente la sua diffusione. I dati statistici riguardanti l'uso di crack spesso sono complessi da ottenere a causa della natura clandestina di queste attività. Tuttavia, alcune informazioni possono essere tratte da rapporti e studi. Le città più grandi, come Milano, Napoli, Roma e Palermo, hanno segnalato problemi legati all'uso di crack, con un impatto particolarmente rilevante nelle aree urbane svantaggiate. I dati del Sistema di Monitoraggio delle Tossicodipendenze (SMT) indicano che il crack rappresenta una parte significativa delle sostanze stupefacenti sequestrate in alcune città italiane. Concludendo, secondo me, la commemorazione della figura di Fulvio Sodano, ha lanciato molti messaggi da prendere in considerazione, da parte di noi giovani, per la creazione di un mondo migliore, e soprattutto di uomini "determinati" che continuino a lottare contro il sistema mafioso.


Angelo Spagnolo

Classe 3^A
Liceo delle Scienze Umane

sabato 24 febbraio 2024

UN ANNO DALLA STRAGE DI CUTRO : UN DRAMMA CHE SI RIPETE




Il 26 febbraio del 2023 un’imbarcazione con a bordo circa 180 persone si schiantava al largo delle coste del comune calabrese di Cutro: 94 i morti, tra cui 35 minori. Uno dei naufragi più letali mai avvenuti sulle coste italiane su cui ancora oggi non è stata fatta giustizia. Il governo ha approvato il decreto Cutro e firmato accordi internazionali con l’intento di arginare i flussi migratori. Ma i morti in mare in questo inizio 2024 sono il doppio rispetto allo scorso anno.

A meno di due giorni da questo triste anniversario mi ritornano in mente le drammatiche immagini del film che abbiamo visto qualche settimana fa’ insieme alle altre classi del nostro Istituto al cine-teatro Ariston, “IO CAPITANO”, una produzione di Matteo Garrone e candidato agli Oscar 2024 come miglior film straniero.

Il film tratta del tema dell'immigrazione e dei rischi che il “viaggio” può comportare, ma anche della felicità dell'arrivo. L'immigrazione spesso comporta viaggi difficoltosi e pericolosi, in quanto i migranti affrontano condizioni estreme nel tentativo di raggiungere una vita migliore, ed è proprio questa l’esperienza che i protagonisti del film, Seydou e Moussa, vivono. Attraversamenti di deserti, mari in tempesta o altre ostilità, espongono i migranti a rischi di salute e di morte. La mancanza di percorsi sicuri e legali per l'immigrazione spinge molte persone verso mezzi più rischiosi. In questo caso i due ragazzi intraprendono un viaggio verso Tripoli, attraverso il deserto, imbattendosi, però, in una delle tante reti criminali che organizzano una vera e propria tratta di schiavi. Per questo credo che i governi debbano affrontare la gestione dell'immigrazione in modo equo ed efficace, bilanciando la sicurezza nazionale, ma sopratutto affrontando le cause profonde che spingono le persone a migrare, ossia la riduzione della povertà, la promozione di opportunità economiche e l'instaurazione di una maggiore stabilità politica. Quando  Seydou riesce a raggiungere la Sicilia,  la felicità brilla nei suoi occhi. Una felicità dettata né dai soldi né dal successo economico, obiettivi che la società odierna ci impone come mete supreme, ma una felicità dettata dal salvataggio di tantissime persone, dalla riuscita del viaggio, dall'amicizia che anche in questi momenti difficili, non muore mai. Il messaggio del film è molto forte; è triste, comunque, pensare che nella realtà non tutti hanno provato la stessa felicità  di Seydou.

Angelo Spagnolo, 

Classe 3^ A

Liceo delle Scienze Umane



martedì 20 febbraio 2024

PARANOIE E PAURE IRRAZIONALI : PERCHE' E CON CHI PARLARNE





La paranoia, così come da definizione da vocabolario, è una forma estrema di ansia e di paura, caratterizzata da una convinzione irrazionale che può essere data dall'essere perseguitati, minacciati, osservati, ma non solo. È un elemento causato da tutte quelle esperienze, spesso comuni e traumatiche, stress eccessivo, disturbi psicologici, uso di sostanze o anche un ambiente sociale in grado di favorire diffidenza e o per l'appunto paranoia. Un fenomeno fin troppo sottovalutato e sminuito da problemi che all'apparenza possono apparire molto più grandi ed estremi. Tuttavia, non sono tutti a sapere cosa c'è davvero dietro la paranoia, un'enorme lotta contro il proprio io, una lacuna talmente grande che difficilmente viene superata in tempo breve. Queste paure possono assumere numerosissime forme, influenzando il modo in cui le persone interpretano il mondo che le circonda. Spaventoso, vero? Le relazioni personali, il lavoro, lo studio e persino le attività quotidiane, apparentemente piacevoli per il singolo individuo, possono diventare un magone di negatività capace di condizionare le giornate senza che sia nell'effettivo accaduto nulla. Vivo il problema in prima persona, nonostante sia, numerose volte, legato a delle paure comuni dalla mia mente estremizzate e rese più deformi. La paura della morte, dell'abbandono, di un futuro incerto, della perdita di qualcuno, ad esempio, sono proprio quegli elementi madre di una paranoia incombente in situazioni consuete come lo stare dentro una macchina o un mezzo, un litigio con qualcuno o l'inaccettazione di sé da parte degli altri. I giovani difatti, nonostante sia un evento toccante tutte le età, sono soggetti comuni e frequenti di tali "fastidi" in quanto maggiormente esposti a pressioni sociali, cambiamenti fisici, relazioni interpersonali con coetanei e non, ma soprattutto, teorizzo, odiernamente anche per il poc'anzi citato, futuro che oggi per molti di noi, ha ben poco da offrire. Per buona sorte, ciononostante, è possibile controllare e gestire il caso nel migliore dei modi prima che esso degeneri. È fondamentale riconoscere quando tali paure inizino a diventare eccessivamente irrazionali e cercare un supporto professionale, può essere il miglior modo per risolvere il problema; Solo parlandone, per quanto difficile possa essere data la superficialità con cui spesso vengono trattate le paranoie giovanili, in particolar modo; gettando quelle preoccupazioni, spesso corrispondenti a massi fin troppo pesanti da patire, è possibile arrivare ad uno status di serenità psicologica e fisica, con la propria persona e con gli altri.

Noemi Asta
Classe 5^ A
Liceo delle Scienze Umane

sabato 17 febbraio 2024

"LA SFIDA DEL GIORNALISMO" DAL PREMIO "FRANCESE"

 



“Andare. Vedere. Raccontare. La sfida del giornalismo”, questo il tema del concorso cinematografico di quest’anno della sezione del Premio Mario e Giuseppe Francese riservata alle scuole. E c'eravamo anche noi a Palermo, al teatro Santa Cecilia, alla cerimonia di premiazione, presentata da Lidia Tilotta, giornalista Rai del Tgr Sicilia, che si è tenuta nel giorno della ricorrenza della nascita di Mario Francese (6 febbraio 1925).

 Il vincitore del Premio Giuseppe Francese 2024 è Domenico Iannacone  . «Combattete il vostro sogno», il messaggio di Iannacone agli studenti, che racconta il giornalismo vissuto come sfida, e richiamando il tema dell’edizione di quest’anno del Premio, parla delle sue difficoltà iniziali, della marginalità. «La percezione di avere tutto contro, vi diranno di mollare. Ma siamo noi adulti che abbiamo perso il contatto con le giovani generazioni. È il mestiere di giornalista invece a chiederci il contatto con la realtà. E soprattutto è il mestiere di giornalista a chiederci onestà».

E' andato al Liceo Sciascia-Fermi di Sant’Agata di Militello, per il cortometraggio La voce del futuro, il premio Mario e Giuseppe Francese riservato alle scuole. Riconoscimenti anche per le altre sette scuole finaliste, Archimede (Messina) per il video L’onorevole, l’uomo d’onore, l’onesto; Benedetto Croce (Palermo) per il video Il passo dell’onda; Calvino-Amico (Trapani) per il video Io sento, io vedo, io parlo; Danilo Dolci (Palermo) per il video L’opera dei pupi antimafia; Minutoli (Messina) per il video Verità di ieri e di oggi; Rosina Salvo (Trapani) per il video Il mestiere di giornalista tra ieri e oggi; Vittorio Emanuele III (Palermo) per il video Odio l’indifferenza. La Commissione che ha valutato i lavori, presieduta da Gaetano Savatteri, era composta da Felice Cavallaro, Salvatore Cusimano, Silvia Francese, Roberto Gueli, Tiziana Martorana, Franco Nicastro, Nello Scavo e Lidia Tilotta

Uno scritto di Mario Francese è stato letto da Lidia Tilotta in apertura, ed è stata proiettata un’intervista a Giuseppe Francese, unica testimonianza di un suo intervento pubblico.

Rivolgendosi agli studenti presenti in platea, Lara Sirignano ha parlato delle difficoltà vissute da chi esercita oggi la professione giornalistica, specie nel suo ambito di pertinenza, la cronaca giudiziaria: «L’accesso agli atti è sempre più ostacolato - ha detto la cronista dell'Ansa - Vengono posti paletti ai magistrati ma anche ai giornalisti, dietro l’alibi di valori sacrosanti - la presunzione di innocenza - che non si tutelano però provocando un’informazione annacquata. Ai ragazzi consiglio di informarsi bene, nei posti giusti, che spesso non sono i social. Se vi viene voglia di fare questo lavoro non fatevi ostacolare da chi dice che la professione è morta. Non diventerete ricchi, ma il giornalismo resta il mestiere più bello del mondo». 


Miriam Anselmo  e Maria Sofia Tartamella

Classe 5^A

Liceo delle Scienze Umane

mercoledì 7 febbraio 2024

UN FILO TRA DUE QUERCE SECOLARI

 




Hai mai provato la sensazione di trovarti sopra un filo attaccato tra due querce secolari?

Intorno a te senti solo il suono della natura: gli uccelli cinguettano e volano sopra la tua testa, le cicale che con il loro verso creano potenti sinfonie, le fronde degli alberi che toccano quelle degli altri vicini e...senti  il battere del tuo cuore.

Poi ti accorgi che sei sospeso di almeno dieci metri, il tuo respiro si fa affannoso e credi che la scelta migliore sia buttarsi, abbandonare tutto, perché alla fine non potrai mai riuscire a raggiungere l’albero e chiamare aiuto.

Così forse ti senti. Ci  sentiamo.
Inermi davanti a tutto.
Sopratutto davanti a quelli che siamo diventati. Ci siamo persi.
Non troviamo più la strada in quell’enorme labirinto che è la nostra psiche.
E allora? Che succede adesso? Che posso fare?
Tu già sai dove potresti recarti, ma hai paura. Paura del giudizio degli altri.
Paura di ciò che potresti scoprire.Paura verso questo lavoro è un qualcosa che si sente molto spesso, ma ha senso?

La risposta per molti sarà no, perché lo psicologo, se fa al meglio il suo lavoro, diventa l'ombra del perduto e cercherà in qualsiasi maniera di capirlo e aiutarlo.

“Ma una persona sconosciuta può mai capirti più di te stesso?”

Le sedute di psicoterapia vengono utilizzate come un aereo che viene riempito di benzina che rappresenta le vicende e le emozioni di chi spera un giorno di rivedere la luce, anche se ha paura ad aprirsi, sa che tutto questo gli farà bene.

Ma si conosce il tragitto che si deve compiere?

Le correnti e le discese che avverranno? Quello che si scoprirà?

La risposta è di nuovo no.

Tutto quello che si fa può avere mille sfumature di colore dietro di sé, ma il vero coraggio sta in quelle persone che almeno tentano di riaccendere i loro occhi per volare tra le mille correnti che il  

percorso gli prospetta.

Però c'è chi è contrario a tutto ciò, perché è diffidente.

Forse è colpa di chi non svolge il suo lavoro bene, anzi gioca con le menti di coloro che si affidano  alla sua empatia e ai suoi anni e anni di studio.

Forse è colpa dei perduti che hanno paura di raccontarsi e di raccontare ciò che li circonda.  Forse è colpa del costo  di ogni seduta.

O forse è colpa dell'ignoranza.

L'ignoranza molto spesso annichilisce tutto ciò che è diverso dal “normale”, come se si dovesse  rimanere per millenni con la clava e la leva militare obbligatoria.

Forse questa è paura.

Paura di aprire nuove porte e respirare dell'aria sana. Forse ognuno di noi è come carta bagnata.

In un libro essa è l'argomento principale di un testo scritto da un bambino che aveva paura, paura di  tutti, paura di se stesso.

“Non sono che carta. Fragile e sottile. Se mi si tiene controsole, esso risplende attraverso di me. Mi scrivono sopra, e non mi si può riutilizzare. Ognuno di questi graffi è una storia. Questi graffi sono  una storia.”

Chi non è solcato da graffi? Indelebili sulla pelle? 

Forse è questo il motivo per cui esistono gli psicologi, per asciugare quella carta bagnata e renderla           più solida.

Essa non sarà più come prima, resistente. Sarà un po' sgualcita e sbiadita.

La vita di ogni persona che calpesta questo mondo ha un qualcosa di speciale, che si capisce solo  quando si è abbastanza forti da accettare la verità.

C'è chi lo capisce a quindici anni, chi a quaranta e invece chi non l'ha mai capito. Per testardaggine o per ignoranza.

Se avete bisogno di aiuto siate dei guerrieri con una corazza propensa a ripararvi.

Simeti Giuseppe

3^A

Liceo Artistico " Michelangelo Buonarroti"

lunedì 29 gennaio 2024

UN GIORNO AL “MASSIMO”

 



Non tutti i giovani adolescenti hanno la possibilità di visitare il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, vanto monumentale e simbolo più rappresentativo di Palermo, il Teatro Massimo. Alcune classi del nostro Istituto, invece, con un progetto di arte, oltre a visitare il  teatro, il 20 dicembre hanno assistito ad uno spettacolo teatrale, "Le Allegre Comari di Falstaff", uno spettacolo di Venti Lucenti . dove la comicità e la musica di Verdi si sposano con lo stile e la genialità di Shakespeare.

E’ curioso che anche lo spettacolo di apertura ufficiale, il 16 maggio 1897, fosse Il “Falstaff”di Verdi. L'opera teatrale dalla durata di un'ora, oltre ad essere interessante per uno spettatore più adulto, è un modo creativo e divertente per coinvolgere ed appassionare i più piccoli all'arte, tramite la musica, la comicità, la storia e le lezioni celate dietro a delle simpatiche battute.

Chiedendo ai vari ragazzi che hanno partecipato, sono emerse delle piacevoli impressioni riguardanti non solo la struttura affascinante del teatro Massimo, ma apprezzamenti riguardo tutto lo spettacolo, dall'inizio alla fine.

Ci sono stati complimenti per l'orchestra e il suo direttore, che sono stati capaci di coinvolgere gli amanti della musica e non solo, lasciando "senza parole" alcuni alunni.

Altrettanta ammirazione è stata rivolta al cast che ha recitato in maniera definita "spettacolare", facendo credere allo spettatore che essi non recitassero, ma “vivono” il teatro. L'amore e la passione per la recitazione da parte degli attori si è percepita pure nelle gallerie più lontane dal palco. Per non parlare delle note alte che sono riuscite a toccare nei momenti in cui il copione prevedeva un canto molto acuto. Per citare una studentessa: "la lirica è un’ arte e loro sono riusciti a rappresentarla.";

Immancabili le considerazioni riguardanti il teatro Massimo e i suoi dipendenti, che riescono a fare sentire a proprio agio i visitatori, permettendo anche di ammirare le stupefacenti basi architettoniche e gli interni maestosi del teatro.

 La seconda tappa, è stata Palazzo Abatellis.

Per arrivarci, agli studenti è stato offerto di osservare un po' la città,  come la famosissima Piazza Pretoria.

Arrivati a Palazzo, nel quartiere della Kalsa, i ragazzi sono stati accolti al suo interno per avere la possibilità di osservare questa splendida dimora in stile gotico, ad oggi sede dal 1954 della Galleria Regionale di Arte siciliana. 

All'interno si trovano opere e sculture stupefacenti della storia, come l’enorme affresco Trionfo della Morte, la Sala delle croci o l'Annunziata.

Al termine della giornata ho pensato che avevo appena vissuto uno " dei momenti più belli della mia vita" per l'emozione suscitata dall'attività scolastica che è riuscita a generare delle impressioni e ad alimentare nuove passioni nel cuore degli studenti.

Giuliana Montuori

Classe 4^ A

Liceo delle Scienze Umane