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venerdì 7 gennaio 2022

IL GAMBERO ROSSO DEL SECONDO MILLENNIO




Chi non conosce la favola di Gianni Rodari "Il Giovane Gambero"? La storia di quel Gambero che, pur di imparare a camminare in avanti, finì emarginato da tutti, non compreso dalla famiglia e deriso da un " crocchio" di rane. Chi sa come si sarà conclusa la sua storia ! L'autore ipotizza che egli stia "ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno" ....Noemi e Cloe hanno pensato e due altre possibili conclusioni per il nostro gambero...
Ascoltiamo le loro storie...

  Il gambero era consapevole che un destino incerto lo avrebbe atteso.

Sorte che in un certo senso lo terrorizzava, ma allo stesso tempo lo entusiasmava più del dovuto.

L'adrenalina era parecchia e anche la sola consapevolezza di potersi definire finalmente indipendente e libero da quella famiglia soffocante, lo gratificava e lo invitava a continuare quel viaggio per un motivo all'apparenza futile e bizzarro, ma che in realtà ometteva una morale, d'esempio a chiunque ci si soffermasse.

In fin dei conti il mondo era vasto, pieno di sorprese e nessuno, compreso lui, poteva presagire né un cattivo né un lieto fine.

Dire che vagò per molto tempo era dire poco, spesso il tormento o il singolo dubbio di tornare indietro dai suoi familiari, seppur severi, persisteva come se gli stessi lo seguissero per intimargli a non continuare.

Perfino le parole del vecchio gamberone rimbombavano come tuoni, vagando incondizionatamente in ogni angolo della mente forse per il singolo scopo di disturbarlo e spaventarlo più del dovuto, durante quel viaggio ancora esitante e un futuro ancora da scrivere.

Nonostante i tanti motivi di grande importanza capaci di donargli una possibile scusa per tornare alle origini, il sogno e la determinazione si mantenevano vivi e accesi in lui, come se nessun ostacolo potesse contrastarlo; non voleva fermarsi, non voleva donare a una società retrograda una ragione, che non possedeva. Voleva differenziarsi, per quanto un piccolo Gambero potesse farlo, anche se questo avrebbe comportato un rifiuto da tutti e un suo essere unico.

Ma forse una gaudiosa ventura attendeva in verità, questo minuto e risoluto essere.

Un giorno come un altro, infatti, altri piccoli abitanti marini erano radunati nella meta momentanea del Gambero. Non sapeva di che specie fossero, ma distingueva in loro tante piccolezze mai viste prima.

Non fece in tempo a osservarli e a realizzare di che animali si trattasse, che l'allegra ed eccentrica combriccola lo avvicinò, a causa della sua capacità di spostarsi in avanti.

Ne furono entusiasti. Ognuno di essi si presentò. Erano tutti "individui" diversi, con una storia da raccontare e una particolarità da mostrare. Vagabondavano spesso alla ricerca di fortuna e di gente curiosa a cui fare vedere i loro talenti.

Non persero tempo a porre il semplice invito anche al nostro protagonista, che accettò galvanizzato al pensiero della sua, ormai lontana solitudine.

Fu apprezzato da chiunque in giro e tutti ne riconobbero l'identità.

Un piccolo premio che la vita  regala a chi mostra  determinazione e coraggio.

 Noemi Asta 3^ A

Liceo delle Scienze Umane

 

Il gambero viaggiò per anni con la speranza di trovare qualcuno che avrebbe creduto nei suoi ideali, ma più tempo passava più capiva che anche lui come quel vecchio sarebbe rimasto solo. Non aveva cambiato idea, né pensava di tornare a casa dalla sua famiglia alle loro condizioni. Lui era ancora sicuro  di avere ragione ed era fiero di se stesso nel mostrare le sue capacità e il coraggio che ci metteva nel dimostrarlo, nonostante gli altri abitanti marini lo evitavano come se quello in torto fosse lui. Dopo aver camminato molto anche quel giorno cercò una mini caverna dove riposarsi. Quando ne trovò una entrò velocemente senza neanche controllare se ci fosse qualcuno e si addormentò. Ma i suoi sogni non durarono molto poiché qualcuno gli pizzicò una zampa.

<< Che ci fai a casa mia? >> chiese l'estraneo non visibile per la poca luce. La sua voce aveva un tono molto grave, ma era certo che lo avevano sentito tutti nei dintorni.

Il Gambero si sentì stupido e  in quel momento. << scusi, non pensavo ci fosse qualcuno. Ero talmente stanco che non ho controllato e mi sono addormentato subito >> spiegò balbettando leggermente.

<< Perché non sei con la tua famiglia? >> continuò a fargli domande.

<< La mia famiglia non mi vuole con sé >>

<< Cosa? >> 

<< Io... diversamente da tutti i gamberi cammino in avanti, e sia loro che la mia famiglia non mi accettano per questo. Però non voglio cambiare per gli altri. Specialmente se non faccio del male a nessuno >>

L'estraneo senza dire una parola camminò verso un punto più luminoso. Era un granchio enorme color rosso corallo con qualche sfumatura arancione. Però osservandolo meglio notò anche che aveva una chela tutta fasciata.

<< Anch'io avevo lo stesso desiderio, pur di camminare in avanti mi sono staccato da solo la chela più grande che avevo. Nessuno lo accettò e adesso vivo qui da solo. Però non me ne pento. Anche se a volte vorrei parlare con i miei familiari, so di avere ragione >>

Il Gambero era commosso ed anche se era un pensiero egoista era felice di non essere l'unico emarginato.

<< Se vuoi, puoi rimanere qui tutto il tempo che vuoi >> gli propose il granchio, felice di aver trovato qualcun altro che condividesse il suo stesso pensiero.

Da quel giorno il granchio enorme e il gambero rosso vissero insieme continuando a cercare qualcun altro come loro. Ciò non accadde, ma erano lo stesso felici.

L'ideale prevale sul risultato perché l'importante non è raggiungere l'obiettivo né avere l'approvazione della collettività, ma perseguire piuttosto un ideale.

 Guarnotta Cloe 3^ A

Liceo delle Scienze Umane

venerdì 17 dicembre 2021

"L'APPELLO" : UNA RIVOLUZIONE ?

 


Oggi non voglio soltanto parlare di un libro qualunque che ho letto e che ho pensato possa piacere a qualcun altro. Parlerò di un libro che mi ha toccata nel profondo, che mi ha fatto riflettere e che in passato mi ha aiutata durante un periodo buio. Un libro che, nonostante abbia letto più di anno fa’, non riesco a dimenticare, e di libri ne ho letti e continuo a leggerne molti.

Il libro si intitola "L'appello", scritto da uno degli scrittori italiani più conosciuti tra i giovani e non, ovvero Alessandro D'Avenia. Egli è un insegnante di Lettere in un liceo, sceneggiatore ed ovviamente uno scrittore, ma  non insegna soltanto tra le quattro mura delle sue classi, infatti, tramite la tastiera ci fa entrare in una visione della vita che va oltre i nostri pensieri.

L'Appello, pubblicato nel novembre dell'anno scorso, accoglie al suo interno  linguaggi e forme diversi che vanno dallo stile allegorico politico-sociale al diario, il tutto unito a meditazioni filosofiche. Un romanzo dirompente pronto a spezzare tutti i  muri mentali che ci siamo creati per proteggerci sia da noi che dagli altri.

I protagonisti sono un professore quarantatreenne cieco e i suoi alunni di quinta liceo considerati dagli altri docenti della scuola casi disperati. Omero (insegnante di scienze), però, non li considera tali e insieme a questi ragazzi, nel corso della storia, si attiverà uno sviluppo interiore molto importante. Per l’insegnante non è essenziale solo far ripetere bene la lezione che spiega e mettere un voto, per lui la cosa più importante è aiutare questi ragazzi a fargli capire cosa è realmente fondamentale.

Mentre, durante gli esami di stato, Omero ascolta i suoi ragazzi, pensa :

" Solo quando troviamo la ragione possiamo cominciare a fare qualcosa di buono. Andiamo scoprendo la nostra origine lungo il cammino, crediamo di dover crescere, ed invece dobbiamo nascere, per trasformare in nascita persino l'uscita da questo mondo: quando il frutto è maturo, può essere e deve essere colto. La nostra nascita è davanti a noi, e la morte alle nostre spalle"

Un misto di emozioni, lezioni di vita, verità, mescolate insieme che arrivano al punto di farti entrare in empatia con il contesto della storia facendoti rispecchiare nei professori o nei vari ragazzi.

Ormai rassegnato sulla sua cecità, Omero accetta la sua disabilità trovando comunque alternative alla sua vecchia vita  e non arrendendosi nelle difficoltà :

" Andiamo a caccia di una ragione per essere, e non ne troviamo mai una sufficiente, abbiamo paura che le nostre esistenze non siano giustificate, e pur di non subire il dolore dell'assenza di quella ragione, decidiamo di non essere. Quante energie sprecate a non essere, a fare finta, a nascondersi, a non vedere ciò che è sotto gli occhi, a usare una lente di rimpicciolimento anziché di ingrandimento, come fanno i poeti e gli scienziati per vedere tutto meglio, per non poterlo più ignorare. Essere richiede molto coraggio,  è troppa libertà. Non essere è più comodo, perché l'unica ragione per essere non è la ragione, ma è una scelta: amare di più"

Fin dall’inizio della storia Omero, riflettendo sul fatto che gli è capitata una delle classi più disagiate,  fa le seguenti considerazioni : "La realtà è un intreccio di storie che accadono e vivere è imparare ad ascoltare, perché le cose e le persone si rivelano solo quando dai loro il tempo di cui hanno bisogno per raccontare la propria, il tempo che ci vuole a spogliarsi senza provare vergogna."

Quindi le tematiche affrontate sono molteplici: l'adolescenza, la scuola, i rapporti familiari, Dio, paure, sogni, disabilità, tutto ciò che riguarda la nostra quotidianità, ma l'insegnamento più importante che Alessandro D'Avenia ci vuole dare mediante questo libro è che ognuno ha una vita diversa dagli altri, le persone non sono solo quello che vediamo dall'esterno,  bensì un intreccio ingarbugliato che è difficile da sciogliere.

Guarnotta Cloe  3^ A

Liceo delle Scienze Umane

sabato 11 dicembre 2021

MALTRATTAMENTO DEGLI ANIMALI : SENSIBILIZZARE E DENUNCIARE

 


Negli ultimi anni  delle ricerche che studiano il rapporto tra animali e uomo hanno portato a riconoscere che vivere con un animale può aiutare una persona “ soprattutto gli anziani o chi semplicemente vive solo” a trascorrere una vita più felice e più sana .

L’animale domestico è sempre stato “ l’ amico dell’uomo”, infatti con il tempo si viene a creare tra i due un legame talmente forte da influire sui  comportamenti e sulle abitudini dell’altro , fino a creare un rapporto di empatia . Però al mondo succedono cose che non dovrebbero mai accadere . Per noi amanti degli animali ci sembra impensabile commettere un atto crudele o di violenza sugli animali .

Definire il concetto di “ maltrattamento animale” non è semplice , dal momento che sono molteplici i modi di sottoporre un animale a delle condizioni inappropriate , indegne e soprattutto dolorose . Se dovessimo seguire la logica per abuso animale si fa riferimento a qualsiasi azione o contesto che comporti umiliazione , sofferenza , dolore fisico o psicologico a qualsiasi animale che sia domestico o selvatico .

Il 31% degli atti di violenza è compiuto da minorenni facendo conto che il 4% ha meno di 12 anni e il 21% dei casi di violenza avviene in contesti familiari violenti .

Perché vengono compiuti questi atti di violenza ?

Secondo alcuni studi , il maltrattamento può avvenire per ragioni di vendetta emerse nel nucleo familiare , che sfogano sull’animale; a loro volta i figli ,  potrebbero compiere la stessa violenza su soggetti deboli .Esistono altri tipi di maltrattamento animale che vanno oltre a quello fisico come : maltrattamento da animali da circo , la corrida, i combattimenti tra animali ,lo sfruttamento nel settore alimentare ,il traino e la caccia.

Se entriamo in ambiti legali , possiamo osservare che il concetto e i tipi di sanzioni attuabili contro l’abuso sugli animali , possono variare a secondo di quale paese noi ci troviamo .

Simile è il caso del maltrattamento che viene fatto in Cina ai cani e ai gatti . Allevati in condizioni UMILIANTI , maltrattati tutta la vita , per poi spellarli per fare cappotti , borse , giocattoli o semplicemente per MANGIARLI . Vengono trasportati in piccole gabbie forate ,accatastati e feriti. Gli uomini gettano le gabbie sul pavimento , prendendoli a calci , o anche li avvelenalo .

L’Argentina è uno dei pochi paesi che ha leggi che tutelano gli animali; infatti, non fornire cibo sia in quantità che qualità , l’utilizzo di strumenti per castigare , punire l’animale affinché compia lavori e mansioni , stimolarli con sostanze chimiche sono oggetto di sanzione.

Anche nel nostro paese il 67% maltratta gli animali con  percosse , il 55% infliggendo  sofferenze, il 46% con l’abbandono,  il 44% con fucilate e il 39% con l’ avvelenamento . Questi dati , non lasciano dubbi : l’Italia è un paese crudele verso gli animali .Tuttavia esiste una legge che tutela gli animali dagli abusi ,infatti il maltrattamento degli animali è punito dall’articolo 544 del codice penale  e afferma che “chiunque , per crudeltà o senza necessità , cagiona lesioni ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie, comportamenti , fatiche o a lavori insopportabili  per le sue caratteristiche etologiche è PUNITO CON LA RECLUSIONE DA 3 MESI A 18 MESI O CON LA MULTA DA 5000 EURO A 30.000 EURO .

Anche a Trapani ne abbiamo avuto un caso. Infatti recentemente, in una struttura privata di proprietà di un uomo  di 73 anni , i Carabinieri hanno trovato 82 animali in pessimo stato igienico e di malnutrizione : 45 conigli , 15 papere, 5 cavalli , 6 pecore e un cane vivevano nei propri escrementi ed erano costretti a procacciarsi il cibo da soli . Questa denuncia è partita da ENRICO RIZZI, animalista del luogo, da oltre 15 anni impiegato nella tutela giuridica degli animali .

Asta Sofia 3^ A

Liceo delle Scienze Umane

venerdì 10 dicembre 2021

IL PRIMO LIBRO DI MARCO BOVA AVVERSO ALL’OMERTÀ



Il primo libro del giovane Marco Bova, giornalista e videomaker trapanese, è stato pubblicato l’11 novembre 2021 ed è intitolato “Matteo Messina Denaro, latitante di stato”.

Il libro tocca molti temi importanti che hanno influenzato la storia dei 28 anni di latitanza del boss di Castelvetrano come la magistratura, le forze dell’ordine, la massoneria  fino ad evidenziare tutte le piste bloccate sulla sua cattura.

Nel libro vengono raccontati nel minimo dettaglio ogni via percorsa, ogni inciampo e anche i tentativi di insabbiare gli addetti alla sua caccia ed emerge una mafia in evoluzione, anzi già trasformata in una “Cosa Nuova”: i legami con la massoneria e con i “salotti buoni”, le infiltrazioni nel mondo dell’alta finanza, gli interessi internazionali.

Inoltre Marco Bova pone  due domande molto importanti alle quali il lettore è libero di rispondere secondo il proprio parere:” Lo Stato non riesce o non vuole comprendere? -oppure-” Lo Stato non sa o non vuole procedere?”

Il caporedattore Bellavia del settimanale “L’Espresso” elogia il libro del giovane giornalista esprimendo queste sue considerazioni:” Più sconcertante della pur prolifica produzione sul tema. Ne viene fuori un’analisi puntigliosa delle tracce cancellate che hanno allungato i giorni e gli anni della fortuna di un boss, nato nella culla dell’intreccio tra mafia e massoni. Bova ricostruisce anche le filiere del potere economico che ruotano attorno a Matteo Messina Denaro, Diabolik: grande distribuzione, turismo, energie rinnovabili, sanità, produzione vinicola, fondi pubblici, tanti e a pioggia, grandi eventi.  Il puzzle ricostruito da Bova è un elenco di covi caldi e cerchi che si stringono, cimici che smettono di funzionare, che i familiari di Matteo Messina Denaro rintracciano con provvidenziali bonifiche, talpe che soffiano dettagli salvifici, punteggiano interi paragrafi di questa corsa avvelenata.”

Che altro aggiungere? Si rimane senza fiato e con la curiosità di capire di più e meglio i perversi meccanismi di uno Stato in cui noi giovani dobbiamo vivere il nostro futuro con un passato di dubbi irrisolti, di misteri, di incognite. 

Un grazie speciale a un nostro concittadino che ci induce ad assumere un atteggiamento critico nei confronti di quello che ci arriva dai mass media e non è poco.


Alessandro Palermo 2^ I

Liceo delle Scienze Umane opzione economico-sociale

 

venerdì 3 dicembre 2021

" L'ORIGINALITA' CONSISTE NEL TORNARE ALLE ORIGINI"

 


Non lontano da  Partinico, in una piccola frazione, si trova un luogo che attira ogni anno moltissimi visitatori da tutto il mondo, grazie alla sua arte e alla sua storia, Borgo Parrini. Questo posto è costellato  da edifici colorati ispirati all'artista spagnolo Gaudì, infatti in giro per il borgo si trovano dei cartelli in legno con delle frasi citate proprio da quest'ultimo. Si tratta di un piccolo posto, percorribile infatti in meno di un'ora, ma ricco di bellezza e colori. Viene chiamato anche la piccola Barcellona palermitana. Le prime notizie su Borgo Parrini risalgono al XVI- XVII secolo, quando i padri del Noviziato dei Gesuiti di Palermo arrivarono nei pressi di Partinico e decisero di acquistare alcuni terreni agricoli. Agli inizi del 1700 i gesuiti fecero costruire una chiesetta attorno alla quale si sviluppò un vero e proprio piccolo villaggio. Da qui nasce il nome di Borgo Parrini, che significa borgo dei preti. Dopo oltre un secolo il borgo passò in mano al principe francese Henri d'Orléans e a partire dal secondo dopoguerra Borgo Parrini iniziò a spopolarsi facendo la fine di molti altri borghi isolani. Gli abitanti, infatti, iniziarono ad abbandonare il posto per trasferirsi nelle grandi città, così gli edifici rimasero fatiscenti per diversi decenni. Ma recentemente i pochi abitanti rimasti, con l'aiuto di un imprenditore, Giuseppe Gaglio, hanno deciso di ridare vita al borgo, decorando gli edifici e abbellendo le strade secondo lo stile dell'architetto spagnolo Gaudì. Un posto veramente unico.


Martina Battiata 3^ A 

Liceo delle Scienze Umane

 

giovedì 2 dicembre 2021

IL GIUSTO RAPPORTO COL MONDO DIGITALE

 


Molti studiosi al giorno d'oggi hanno indicato le ragioni per vietare l'uso degli smartphone a scuola e la giusta relazione che dovrebbe esserci tra tecnologie e luogo didattico che per essere efficiente deve adattarsi all'epoca in cui viviamo, ovvero  un mondo dove è presente un progressivo uso della tecnologia; tutto sta nel saperla introdurre nel sistema scolastico in modo adeguato,ossia attraverso Lim, notebook e insegnanti con specifiche competenze in grado di guidare i ragazzi sull'uso corretto dei dispositivi.


Notiamo che, per un buon apprendimento, é sconsigliato l'uso dello smartphone, poiché le sue funzioni sono limitate, sono fonti di distrazione e il piccolo schermo può provocare danni alla salute. Questo è un argomento che interessa molto noi giovani, dato che la nostra capacità di relazionarci con uno smartphone è molto elevata. Siamo tutti a conoscenza dell'importanza delle tecnologie, le quali presentano degli aspetti positivi, se usate nel giusto modo e con responsabilità, come dimostrano i successi ottenuti in campo medico, psichico, fisico e cognitivo. Rispondere alle nostre domande è diventato semplice, grazie ad internet; risolvere problemi ed equazioni algebriche e cercare intrattenimento risulta possibile con l'utilizzo di smartphone e computer. Gli aspetti positivi delle tecnologie sono veramente tanti, ma entrano in contrasto con gli innumerevoli aspetti negativi.


Infatti i giovani di oggi hanno come un rapporto morboso con il proprio smartphone, basta pensare al numero di ore che trascorrono attaccati allo schermo, isolati dal mondo esterno e incapaci di dissociare la mente da questo piccolo dispositivo. L'intero essere viene influenzato dal bisogno continuo di uno Smartphone tra le mani, per staccare la spina dalla realtà e regalarsi quelle ore di pausa tramite videogiochi e video divertenti. 

Ma le informazioni che ci fornisce Internet sono sempre veritiere? La risposta è no; per questo motivo fidarsi solo di Internet è la cosa più sbagliata che si possa fare. Il giusto metodo sarebbe quello di ricercare la risposta nei libri, nelle enciclopedie e nei testi letterari e scientifici, solo in questo modo troveremo una risposta veritiera al 100%. Al giorno d'oggi cercare una risposta in un libro o risolvere un calcolo con la propria mente in un foglio, risulta faticoso e si preferisce affidarsi completamente ad una risposta data da un piccolo software, ma meglio sbagliare avendo impegnato forza, tempo e pazienza o limitarsi a credere ad un' informazione non veritiera? Sappiamo già qual è la risposta più corretta, anche se non vogliamo ammetterlo! L'uso delle tecnologie diventa scorretto nella misura in cui un dispositivo progettato dall'uomo diventa lo strumento di manipolazione di quest'ultimo. 


Claudia Fallucca 3^ M Liceo delle Scienze Umane opzione economico-sociale


martedì 23 novembre 2021

UN IMPEGNO E UN'ATTIVITÀ COSTANTI OGGI, CI PERMETTERANNO DI AVERE ANCORA UN PIANETA DOMANI

 




Mercoledì 17 novembre  è la giornata internazionale degli studenti, una ricorrenza studentesca tenuta ogni anno per rivendicare il diritto allo studio  e il loro diritto di esprimersi.

Durante questa importante giornata l'associazione Plastic-Free ha lanciato  il “Sensibilization Day” in cui ha dato il tutto e per tutto per far visita a 230 scuole in tutta Italia, incluse alcune del nostro territorio, ovvero la scuola media “A. De Stefano “ e il nostro Istituto d'Istruzione Superiore “Rosina Salvo”.

Pertanto alcuni ragazzi dell’associazione si sono occupati con grande entusiasmo di svolgere un'attività di sensibilizzazione sulla tematica ambientale a noi, purtroppo, più vicina, l'inquinamento da plastica.

Plastic-Free è un'organizzazione fondata da Luca De Gaetano nel 2020 tramite i social e in tutta Italia conta oltre 1.000 referenti comunali e 200.000 volontari. I suoi obiettivi principali sono due, ossia sensibilizzare e trasformare le scuole in plastic-free, mediante la raccolta di fondi, finalizzata all'acquisto di colonnine e borracce per le scuole, permettendo così la riduzione del numero di bottiglie acquistate all'anno da ogni studente.

Oggi Plastic-Free è riuscita a coinvolgere sempre più persone raggiungendone 293.000 su Facebook, 123.000 su Instagram, e 54.000 su Linkedin, un traguardo sicuramente non poco scontato.

Il suo piano d'azione presenta tre tappe, cioè:

1.SELEZIONARE,acquistando prodotti naturali o privi di packaging in plastica;

2.CONTRASTARE, preferendo l'uso di articoli in bioplastica biodegradabile o formati da fibre naturali piuttosto che sintetiche;

Infine ultimo ma non meno importante

3.FARE SQUADRA, infatti sono stati effettuati contemporaneamente 271 appuntamenti di raccolta, raccogliendo in un solo giorno 243.721 kg di plastica. Fino ad oggi sono stati svolti  1.600 incontri, e rimossi 1.256.033 kg di spazzatura. 

L'associazione, principalmente attraverso il sito www.plasticfreeonlus.it, propone delle attività: la sensibilizzazione; Plastic-Free Walk, ovvero percorsi svolti nei boschi , foreste e montagne, al fine di raccogliere tutta la spazzatura che si trova durante il tragitto; Plastic-Free Diving, che consiste nel recuperare i rifiuti depositati sui fondali marini; e l'ultimo dei punti, nonché il più significativo, il salvataggio delle tartarughe, basato sul recupero dell'animale, la sottomissione alle lastre, il loro nutrimento, la riabilitazione, ed infine la liberazione in mare.

Proprio la tartaruga, che ha una storia evolutiva di oltre 260 milioni di anni, è stata adottata come simbolo dell'associazione. Sono le  tartarughe, infatti, a subire le maggiori conseguenze dalla crisi ambientale che, si stima, faccia, oggi, oltre 10.000 vittime.

Più numerose saranno le persone informate, maggiore  sarà anche la possibilità di riuscire a risolvere questo grande problema che  coinvolge ormai tutto il mondo.

 Se continuiamo a mantenere i comportamenti che adottiamo tutt'oggi, si stima che nel 2050 il peso della plastica sarà superiore al peso dei pesci.

Vogliamo davvero ridurci così?

 

Cloe Guarnotta, Aurora Simonte, Noemi Asta 3^ A  Liceo delle Scienze Umane 

 

lunedì 1 novembre 2021

UNA NUOVA VITA PER L'OSPEDALE "ROCCO LA RUSSA"

 


Soffermatevi a riflettere per un attimo sul nostro territorio e sui luoghi, monumenti, edifici, giardini, paesaggi e tutte le altre cose che ha la possibilità di offrire,noterete che siamo molto fortunati ad avere tutta questa storia e cultura  nelle nostre mani, dovremmo però anche soffermarci sulle strutture,i giardini e i luoghi che sono stati trascurati nel tempo o deturpati da atti di vandalismo, come l’antica struttura dell’ex ospedale “Rocco La Russa”, in contrada Torre Bianca.

Stiamo parlando di un complesso di 8 mila metri quadrati, circondati da un grande parco di circa 6 ettari,che potremmo benissimo considerare un polmone naturalistico unico, che si affaccia alla vista delle saline di Trapani. Inoltre è situato a ridosso di uno dei fianchi della montagna di Erice e a pochi minuti  dall’abitato di Trapani.

Provate a chiedere in giro, il perché del suo abbandono, sicuramente troverete delle risposte discordanti, alcuni vi diranno che mancavano i fondi e il personale o che il problema era la posizione, ritenendolo un posto scomodo da raggiungere o sentirete parlare di un appalto contestato, il tutto circondato da un  alone di mistero...

Questo edificio, un ex sanatorio, è abbandonato dal 1986, non credete che sia stato fin troppo trascurato e potrebbe essere riutilizzato?

Il 17 marzo 2021, durante un sopralluogo, il presidente Musumeci ha assicurato che la struttura sarà recuperata dalla Regione siciliana. Nel frattempo ho ideato un possibile piano di azione,  per far tornare a vivere questo posto:

1. ispezione dettagliata del posto, in modo da renderci conto dello stato reale della struttura,poiché molto antica e trascurata, e da valorizzare anche all'esterno;

2. unione delle idee dei cittadini, per poi stilare un progetto valido e dettagliato,che metta in evidenza i punti forti del posto e che porti sia l’edificio, che lo spazio circostante, al suo massimo splendore.

 

Io lo farei diventare un grande centro di accoglienza con diversi reparti:

-un reparto per i senzatetto;

-un reparto per le persone che hanno bisogno di aiuto psicologico,offrendo due servizi gratuiti;

-un reparto dedicato alla creatività, uno spazio in cui chiunque può esprimere sé stesso tramite l'arte.

Lo so, cari lettori, cosa starete pensando, è un’impresa non facile, ma non credete che sia il momento di dire basta alle parole al vento?

Basta parole, più fatti.

È ora di passare all'azione.

 

Aurora Simonte 3^ A

Liceo delle Scienze Umane

venerdì 15 ottobre 2021

IL MONDO DELLA SERIE TV : “SQUID GAME”

 



Recentemente sono numerosi i modi utilizzati da noi ragazzi per distrarci e passare il nostro tempo libero, ma sicuramente uno dei molti passatempi ormai in voga, soprattutto fra i giovani, sono le  tanto amate ed infinite serie TV.

Tutti noi almeno una volta nella vita ne abbiamo sentito parlare, le abbiamo viste e ne abbiamo considerata una come nostra preferita, ovviamente differente a seconda del nostro genere prediletto e il tutto reso sicuramente semplice con l’avvento di Internet e delle piattaforme streaming, come Infinity, Now Tv, ma soprattutto Netflix, probabilmente la più utilizzata; e grazie ad essa ho avuto l'opportunità di seguire una serie tv che sta ormai spopolando in tutto il mondo, nonché Squid Game.

Squid Game, in italiano "Gioco del calamaro"  è una serie televisiva sudcoreana, scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk, costituita da nove episodi. Narra la storia di Gin-Hun, un disoccupato, disperatamente bisognoso di soldi, d'altronde come tutti i 456 sconosciuti intrappolati in un luogo sconosciuto per partecipare a un misterioso e avvincente gioco, appunto, Squid Game. Essi intercettati attraverso un annuncio e rapiti, sono "pronti", se così possono definirsi, a competere senza sapere nulla delle regole. "Se volete ritirarvi, ditelo adesso", afferma una voce prima dell’inizio dei giochi, ma nessuno abbandona il campo in quanto il vincitore avrà la possibilità di portare a casa un premio in denaro di 45600000000 ₩ , pari a circa 33 milioni di euro. La posta in palio è troppo alta per farsi scrupoli, nonché la vita del vincitore potrebbe cambiare radicalmente grazie al possibile bottino.

Peccato che le gare ispirate ai giochi dei bambini che dovranno affrontare sono tutt’altro che innocenti. Chi perde, viene eliminato. Ma qual è il vero motivo della gara? Non sarò di certo io a dirvelo, ma piuttosto sfamate questa vostra curiosità e correte a vederlo.

È una serie tv indubbiamente cruenta che arriva dritta al messaggio, immediata, ben costruita per creare empatia nei confronti del personaggio principale; tratta anche delle personali difficoltà giovanili dell'ideatore, oltre che delle disparità socio-economiche vigenti in Corea del Sud.

In meno di 20 giorni dal debutto, si è piazzata ai primi posti in classifica in quasi novanta Paesi del mondo, dagli Usa agli Emirati Arabi, dal Brasile alla Lituania, registrando un successo inaspettato. Tanto più se si pensa che la serie tv è disponibile solo in lingua originale sottotitolata. Ma non è stato di certo ciò a frenare, anche il pubblico italiano, solitamente maggiormente abituato al doppiaggio, che ha dimostrato di apprezzare la nuova serie tv Netflix coreana.

Ma la serie, oltre ad essere sinonimo di intrattenimento, è anche capace di trasmettere insegnamenti morali molto attuali.

Infatti essa analizza la natura umana e il suo cambiamento dall'infanzia all'età adulta mostrando persone cresciute alle prese con giochi ormai ritenuti per bambini.

I giocatori rappresentano persone messe dalla società, senza possibilità di riscatto o di ascesa sociale. Sono sull’orlo della disperazione, ciò spiega la loro determinazione davanti al montepremi. Il loro precipitarsi verso i soldi è un modo per riflettere sulle difficoltà che ogni giorno le persone affrontano all’interno della società capitalistica e consumistica.

Siamo così legati e presi dai soldi che pur di acquisirne una grande quantità, siamo in grado di giocare la nostra vita al solo scopo di rimetterci in carreggiata.

Giochi come il tiro alla fune, le biglie o Un Due Tre Stella soggetti della serie, come in un incubo, si trasformano in sfide letali e forse l'accostamento tra l'innocenza e la violenza risulta come la caratteristica più inquietante. Squid Game ha la completa capacità di toccare le nostre paure più profonde, aprendoci a nuovi spunti di riflessione. Il tutto regalandoci dei meravigliosi personaggi, ognuno con una psicologia, un problema e un pensiero differente a cui non puoi non affezionarti e in cui non puoi non rivederti, suscitando innumerevoli pianti, ma anche risate.

                                                                                                                          Noemi Asta 3^ A

                                                                                                                Liceo delle Scienze Umane

mercoledì 22 settembre 2021

WEB, POTENZIAMENTO O DEVASTAZIONE ?

 




Oggi i social network sono parte integrante della nostra vita  e senza di loro non potremmo vivere. Internet ci aiuta ad entrare in contatto direttamente con persone molto più lontane da noi, ad effettuare ricerche rapidamente e a ricevere notizie in tempo attuale. Ormai tutti noi usiamo Facebook, Instagram, Twitter, dai più piccoli ai più anziani. Ad esempio Facebook, una delle più famose piattaforme, ha annunciato che le persone iscritte sono almeno 1 miliardo e 400 milioni! I social stanno cambiando le nostre abitudini: molti pensano che mandare un messaggio ad uno sconosciuto sia più semplice che relazionarsi personalmente con esso. Questo ci fa comprendere che la vita virtuale (se si può definire “vita”) sta sostituendo la vita reale. Ciò è molto grave, perché la vera comunicazione non avviene da schermo a schermo, ma  faccia a faccia.

Internet è certamente uno strumento utile, ma non bisogna  esagerare o abusarne. Oltre ai pro, ha anche i suoi contro. Ad esempio, tramite Internet vengono inviate delle false informazioni, le quali però possono aiutarci nell’essere più critici e a verificare le informazioni che visualizziamo. Inoltre, dietro agli schermi si nascondono degli hacker o criminali, i quali possono anche rintracciarti in tempo reale. Ciò viola la privacy, espressa nell’articolo 8 della nostra Costituzione, che recita: "Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge.”
Se noi chiedessimo ad un adolescente di non usare il telefono per qualche ora, la sua risposta sarebbe un “no”, poiché la domanda si può equiparare ad una richiesta di allontanamento dalla propria vita sociale.  Siamo completamente sommersi dai social, e la vera domanda è “noi controlliamo loro, o loro controllano noi?” ; passiamo la maggior parte del nostro tempo sui social, tra Instagram  e Whatsapp, post e chat.
I social, purtroppo, però, hanno portato addirittura alla morte. Infatti, il 23 gennaio c.a., una bambina di 10 anni è morta a Palermo, vittima di una presunta sfida estrema di soffocamento visualizzata proprio su TikTok. I social media si sono trasformati in “show” dove si esigono abilità straordinarie, per poi essere catalogati nel gruppo degli sfigati o degli influencer. Siamo all’interno di una competizione, che può indubbiamente portare a casi molto estremi. Un evento del genere si è verificato pure a Napoli nell’ottobre 2020: un bambino di 11 anni ha scritto, prima di lanciarsi dal balcone di casa, una lettera chiedendo scusa ai genitori perché deve seguire “l’uomo  col cappuccio”. Quest’uomo ha le sembianze di Pippo della Disney, che richiede l’amicizia ai giovani per poi proporre delle sfide di piccoli step, cui l’ultimo è la morte. Ormai i social sono una tana, un rifugio per coloro che si sentono esclusi dalla società o non si sentono all’altezza delle aspettative che hanno gli adulti verso di loro, e si affidano a queste personaggi subendo un ”lavaggio del cervello”, diventando delle vere e proprie marionette. Il ruolo degli adulti dovrebbe essere quello di aiutare i propri figli a capire quali sono i rischi dei social, di insegnare i corretti usi dei dispositivi, di non dimenticarsi mai che sono loro il modello da seguire e che quindi non bisogna dare il cattivo esempio. Evitare inoltre di esporre i bambini sui social sin da piccoli: è importante non mostrarsi sempre con il cellulare il mano, perché l’educazione avviene attraverso l’esempio che danno i genitori ai propri figli. Infine, i social non sono dei baby sitter! Se vostro/a figlio/a si sta annoiando, il telefono non è di certo un gioco! I social hanno portato ad una concezione di realtà errata: le foto che noi vediamo sui social non mostrano la realtà. Tutto sembra fantastico, ma il più delle volte non lo è. L’opinione degli altri è diventata fondamentale nella società odierna:  se la foto che hai postato riceve pochi like, pensi di essere una sfigata. Invece chi riceve molti like, ha una vita fantastica (forse anche non reale) che suscita invidia ad altre persone. Molti ragazzi a causa di ciò sono giunti alla depressione e anche alla morte.
Dobbiamo riportare i ragazzi alla vita reale, farli uscire da quella pista di corsa ai like. Forse la situazione sta sfuggendo di mano e non dobbiamo permettere eventi come il Cyberbullismo o il suicidio. Non possiamo  ad una dipendenza, come nel caso del gioco d’azzardo. 

Alice Anelli, 4^ A

Liceo delle Scienze Umane

martedì 13 luglio 2021

TRAPANI E' CULTURA

 




Trapani, una città piena di storia, cultura e monumenti affascinanti dei quali si parla e si sa davvero poco, adatta a chi ama riempire il proprio bagaglio culturale e portare con sé un pezzo di storia. La città si gira comodamente a piedi o in bici, possiede un bellissimo centro storico in stile Barocco con numerose chiese, monumenti e palazzi, tutti da visitare, se si ha il tempo naturalmente. Molti di questi sono poco conosciuti anche dai suoi abitanti che passeggiano per le strade quotidianamente senza sapere cosa si trova alla loro destra o davanti a loro; ragazzi che si scattano foto in posti importanti senza conoscerne il passato, il perché sia stato costruito, come e quando.

Ecco, io vi racconterò di alcune di queste importanti, ma quasi sconosciute opere che hanno portato la città ad essere com’è oggi. Famiglie Ferro e Riccio fanno parte di quella nobiltà che rese Trapani una città elegante e distinta, caratterizzata da ville sfarzose e palazzi, ad affermare il potere della nobiltà. Tra i palazzi più in vista, Palazzo Riccio di Morana, residenza dei Morana nel XVI secolo.

All’epoca il Palazzo era molto più grande rispetto a quello che si può osservare oggi probabilmente perché i proprietari, in un momento di crisi delle saline, furono costretti e vendere e a ridurre la grandezza della loro dimora. La proprietà del Palazzo passò tra i diversi eredi della famiglia fino ad essere venduto, nel 1923, alla Provincia regionale di Trapani. L’edificio si trova tra via Garibaldi e il Lungomare. La facciata che dà su via Garibaldi, quella principale, presenta quattro ordini di finestre corrispondenti ad un seminterrato, un piano rialzato, un piano nobile e un secondo piano.

Il cornicione offre una serie di statue rappresentanti le virtù dei Riccio: la fama, la prudenza, la pietà, la carità, la fortezza, la melanconia, l’abbondanza. Il portale è racchiuso in due colonne (la fortuna e la costanza) e la parte della balconata corrispondente mostra ulteriori piccole statue a ricordo della storia della famiglia nobile. Le stanze interne sono una più rappresentativa dell’altra: il salone, la sala di Apollo, la sala Rossa all’interno delle quali non si può che meravigliarsi per l’arte, la bellezza e la cura di ogni minimo particolare.

Costruito nel 1773 dall’architetto Andrea Giganti per don Giacomo Riccio, barone di Sant’Anna ed Arcudaci. In elegante stile neoclassico presenta una balconata in ferro che percorre l’intera lunghezza del prospetto. Oggi è sede della Presidenza della Provincia Regionale di Trapani. Il Castello di Terra è un'antica fortezza medievale posta nel centro urbano della città di Trapani, sul lungomare intitolato a Dante Alighieri. Il castello fu eretto nel corso del XII secolo, sui resti di una fortificazione cartaginese costruita da Amilcare (ne narra Diodoro Siculo).

Era situato alla bocca del canale che collegava il mare Tirreno al porto e chiudeva la città dal lato opposto del Castello a mare. Fu poi ampliato alla fine del XIII secolo da Giacomo II d'Aragona. Nell'Ottocento il castello fu ampliato e trasformato in caserma dai Borboni. Fu poi abbattuto in parte negli anni settanta per costruire gli uffici della Questura. Nel 1992 la Soprintendenza di Trapani ha effettuato un restauro parziale e uno scavo archeologico. Il castello è caratterizzato da un impianto a quadrilatero, con mezze torri circolari di cortina e torri rettangolari agli angoli.

Del complesso originario rimane l'intera facciata di nord-ovest, che chiude le mura di tramontana. Il Bastione dell'Impossibile risale alla prima metà del XVI secolo e fu eretto per rafforzare la cinta muraria trapanese. Le fortificazioni e il sistema bastionato cinquecentesco furono realizzati per fronteggiare l'invasione via mare della grande potenza navale turca e per garantire alle popolazioni costiere una maggiore sicurezza contro la pirateria barbaresca che da tempo minacciava i traffici marittimi dell'isola.

Fino a poco tempo fa era nascosto da alcuni edifici, abbattuti per restituire alla città ciò che, insieme al Bastione Conca, al Bastione Sant'Anna e al Castello di Terra, rimane della cinta muraria storica. Lazzaretto: nella prima metà del sec. XIII sull'isolotto di Sant'Antonio (oggi unito alla terraferma) in prossimità del porto di Trapani, venne edificata la chiesa di Sant'Antonio del Mare. L'edificio fu distrutto nel XVI secolo e dal 1831 al 1838 vi venne edificato il nuovo lazzaretto, fatto iniziare dal tenente generale Giovanbattista Fardella.

Lo scopo era quello di accogliere soggetti portatori di malattie contagiose, unitamente alle loro mercanzie, provenienti soprattutto dalle navi che arrivavano in porto, per prevenire le epidemie e limitarne la diffusione mettendoli in quarantena. Fu chiuso nel 1885 e in occasione dell'alluvione del 1976 fu utilizzato per ospitare gli sfollati. Oggi è sede della sezione trapanese della Lega navale italiana. Il comune, proprietario dell'immobile, lo aveva posto in vendita al costo di 11 milioni di euro, sollevando nel 2012 la protesta dei cittadini che lo portò ad abbandonare quest’idea.

Erika Culcasi 2^M

Liceo delle Scienze Umane opzione economico-sociale