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domenica 15 gennaio 2023

SCRIVERE : PARLARE DI OGNUNO DI NOI COME LIBRI APERTI

 



Il motivo per cui scrivo è quel motore che fa accendere dentro di me la voglia di capire gli altri e di raccontarli al mondo sotto ottiche diverse e facendo riflettere su ciò che spesso non si pensa,  cioè su ciò che coloro di cui scrivo vorrebbero si capisse di loro così che possano avere il riscatto che si  aspettano.

Ma anche per altri motivi…

Lo faccio soprattutto per una sorta di regalo per tutti quelli di cui scrivo, a chi c’è e a chi non c’è più, che, in quel momento, mi piace pensare che mi stiano facendo un sorriso.                                                                                 

Scrivo per la gente. Così che si possa capire come sono fatte dentro le persone e che non esistono piedistalli abitati da alcuni e dei bassifondi occupati da altri, ma che siamo tutti uguali davanti i nostri tormenti interiori, in cui, comunque, potremo essere certi di trovare la parte più vera di noi. È il mio modo di tirar fuori i sentimenti di chi sono destinata ad incontrare, non per forza fisicamente, ma tramite la scrittura, e che poi butto su un foglio. La mia meta è far rimanere impresse le parole che ho detto, poiché più le sento davvero più arriveranno agli altri così che possano ragionarci e forse capire se stessi dato che grazie alle parole ,se accompagnate da veri sentimenti, si possono fare magie.

Questo è il significato che gli attribuisco.

È parlare di ognuno di noi come fossimo dei libri aperti, mettendo in secondo piano lo stile e le correzioni grammaticali e collocando al primo posto l’anima.                                       

È parlare anche di quelle emozioni di cui non si discute senza “frasi fatte”, ma nel modo più diretto e puro possibile cercando di stupire.

Ma è anche la mia maniera per fare capire agli altri che ci sono, che li posso capire e che nel guardare le loro anime non esprimerò mai un giudizio perché solo noi possiamo avere consapevolezza di ciò che di logorante a volte si nasconde. In questo modo possiamo essere tutti leggibili, ispezionabili e nel momento in cui ti posso scoprire anche io mi posso indagare. È uno dei miei modi di essere vicina all’altro, sia di chi scrivo sia di chi semplicemente guardo con il sorriso.

È un modo per scoprire il mondo. 

Poi, per me stessa, è il modo di non sentirmi mai vuota. Io entro dentro di loro, li capisco, li osservo e mi ci ritrovo e, per una sorta di rivendicazione e di riscatto, scrivo di loro ed essi entrano dentro di me in una mia libreria interiore che mi immagino come quella dei cartoni animati nei cui libri non troviamo le parole, anzi ci sono solo delle pagine bianche.

Quel libro sta semplicemente a testimoniare la presenza di quella persona che è diventata parte di me   e insieme diventiamo la stessa cosa.                             

Sono dei libri che solo visivamente hanno un limite perché se li si apre le pagine non finiscono mai di voltarsi. Gli altri sono stati sempre un libro aperto illimitato per me, semplicemente toccando la loro mano. Mi immagino un filo rosso infinito che stringo da cui viene emanata della luce magica. Per me non è mai un lavoro di testa, è tutto per così dire “di pancia”. Grazie alle vite degli altri e alle mie emozioni che guidano le mie parole tento di convincere che per davvero è possibile ciò che il nostro animo desidera.

Per tutti quelli di cui scrivo provo quasi una forma di bene e di gratitudine, per altri invece è stato un amore ancora più grande, il mio modo di dire “ ti voglio bene” come ai miei Lucia e Salvatore e al loro Gianni.

Maria Sofia Tartamella, 4^ A

Liceo delle Scienze Umane

sabato 14 gennaio 2023

LETIZIA BATTAGLIA: UNA DONNA ALLA CONTINUA RICERCA DEL RISCATTO UMANO

 



Ma chi era Letizia Battaglia?

Una donna inizialmente rinchiusa dalla gabbia maschilista oppressiva del ventesimo secolo, ma da cui ha saputo fuggire acquistando una grande voglia di rivalsa e di riscatto.                

I tanti colori della sua personalità che le appartengono sono quelle di tante donne che abbiamo avuto l'opportunità di conoscere; purtroppo anche di altre che sono rimaste ignote tra le mura domestiche senza alcuna possibilità di realizzazione.   Lei non volle fare la moglie che si occupa del marito senza un vero sentimento d'amore in cambio, non ci sta più a questo gioco!                                                                                                                            

Letizia è stata una delle tante donne che hanno avuto il coraggio di andare contro le convenzioni dei tempi perché la libertà non ha prezzo ed era  per lei la cosa più cara al mondo!

Nacque e visse a Palermo; a sedici anni si sposò con il fidanzato Franco Stagnitta per il cosiddetto ''matrimonio riparatore''. Dopo vent'anni di matrimonio e tre figlie scelse di andare via di casa. Senza neanche un diploma e tre figlie sulle spalle. Allora si “inventa’’ giornalista e fotografa, tenta l'arte dell'arrangiarsi e del darsi da fare.

Lavorò per qualche tempo al giornale palermitano“L'Ora”.Negli anni settanta si trasferì in Lombardia e nell'ambiente industriale di Milano fece pratica nel settore della fotografia per varie testate per poi fare ritorno a Palermo e far nascere i frutti del suo duro lavoro all'età di 39 anni nel 1974.In quel periodo ebbe la fortuna di incontrare Franco Zecchin  e insieme crearono la loro nuova agenzia: ''Informazione fotografica''.La sua acclamata carriera e notorietà per cui oggi la ricordiamo sono dovute alle fotografie scattate nei drammatici anni di piombo con l'intento di far vacillare le coscienze omertose e disinteressate di quel tempo.                                                                                    

Fare del proprio lavoro il migliore mezzo per comunicare la parte più umana di noi al mondo per migliorarlo è una delle modalità messe in atto dalla Battaglia. Le sue fotografie sono il simbolo di ciò che lei sente dentro:  il desiderio di sbattere in faccia la realtà, ciò che spesso e volentieri si guarda con indifferenza come la Mafia ,la quale la minacciò spesso di morte e per cui andarono in suo soccorso i giudici Falcone e Borsellino ; l'ingiustizia e la miseria di Palermo, ma anche la sua bellezza culturale che porta il palermitano ad una sorta di amore e odio con la sua identità sociale. Letizia Battaglia sa attendere il momento giusto per scattare con il suo occhio fotografico le emozioni meno palpabili delle persone che  casualmente la circondano vedendo in loro un'anima leggibile.                                           

Lei ci ha insegnato che è possibile trovare la forza di rialzarsi dalle proprie macerie interiori e, nonostante tutto, poterla sognare questa Libertà, questa Dignità che non appartiene solo agli uomini che invece ricercavano tuttalpiù un onore fittizio e di facciata. La nostra conterranea fotografa mostra la forza delle donne insita innatamente nella nostra natura, del fare di ''necessità virtù''.  Ella ci trasmette e dimostra la potenza che può avere la nostra voglia di liberare le nostre passioni, di esplorarci e carpirci nei più piccoli angoli della nostra anima e di quella altrui in cui si cela un mondo pieno di ricchezze… 

Le siamo grati per il suo contributo nei centri culturali del nostro capoluogo siciliano come la fondazione del Centro di Documentazione Peppino Impastato e la nascita di un Centro Internazionale di Fotografia a Palermo nel quartiere della Zisa, dove proprio oggi,14 gennaio 2023, terminerà l’esposizione fotografica delle ultime sedici fotografie da lei scattate con il proposito di palesare l’inquietudine interiore delle donne ammalate di cancro. Molte affrontano la chemioterapia con grande turbamento interiore sia per la battaglia fisica che ciò comporta ma anche per la perdita dei capelli che per noi donne sono espressione della nostra femminilità.                                            

Proprio per tale motivo la “Tricostarc Onlus” e la Fondazione Prometeus  hanno sostenuto l’iniziativa “Banca della parrucca”, grazie alla quale vengono donate oltre trecento parrucche ad umile costo a coloro che attraversano difficoltà economiche.L’iniziativa si è conclusa
questo pomeriggio con il racconto di Sofia e Valeria, testimoni dell’esperienza fotografica di Letizia Battaglia.

Maria Sofia Tartamella, 4^A

Liceo delle Scienze Umane

 

 

 

venerdì 13 gennaio 2023

ARTE E MUSICA NELLE SCUOLE. PERCHE' NO ?

 



Mi capita spesso di vedere o sentire un anziano pittore o cantante famoso e mi chiedo perché la scuola italiana ci fornisce l'essenziale per arrivare al mondo del lavoro escludendo la possibilità di introdurre indirizzi riservati solo ed esclusivamente all'arte e alla musica.

Tutte le scuole dovrebbero fornire agli studenti educazione musicale e artistica, preparandoli a un nuovo mondo ovvero quello del lavoro.

Sono molto convinta che l'opportunità di dedicarci alla musica o all'arte aprirà a tutte le persone interessate all'argomento un nuovo mondo. Facendo una ricerca confermo l'esistenza di una gerarchia nei programmi scolastici, in cui sono privilegiati lettura, scrittura e apprendimento del calcolo.

A scuola la musica o l'arte restano delle discipline poco affrontate: generalmente si privilegia un'attività pratica, che lascia competenze molto deboli agli studenti. Noi però non studiamo Dante o Boccaccio per diventare buoni scrittori; piuttosto lo facciamo per diventare buoni lettori.

Lo stesso discorso andrebbe applicato in maniera sistematica alla musica e all'arte, che hanno bisogno, soprattutto nella società contemporanea, di buoni intrattenitori e persone competenti.

La musica generalmente viene ascoltata in modo molto superficiale, o perché ci piace la melodia o perché ci piace il/la cantante. Invece perché non ascoltare la musica in maniera consapevole? Si perde la capacità di capire capolavori conosciuti in tutto il mondo. Noi italiani siamo famosi in tutto il mondo per i nostri compositori. Se noi non abbiamo la prontezza di capire i nostri capolavori musicali perdiamo un collegamento con la nostra identità culturale e intellettuale. La musica, come l'arte, è una disciplina molto amata da noi giovani. Spesso anche un testo di una canzone ci ispira  un qualcosa che non avremmo mai potuto immaginare. Per quando riguarda l'arte, invece, c'è gente che disegnando o semplicemente vedendo qualcuno che lo fa, prova una sensazione di spensieratezza inaspettata.

Introdurre la musica nelle scuole è molto importante, aiuta a sviluppare il senso del ritmo, del linguaggio e della coordinazione; è uno strumento che stimola l'aggregazione tra alunni, agevolando la condivisione di un momento comune, aiuta ad allentare le tensioni e a liberarci dai cattivi pensieri.

Lucrezia Inzerillo 4^M

Liceo delle Scienze Umane opzione economico-sociale

mercoledì 4 gennaio 2023

LA NOSTRA SOCIETA' E I D.S.A.

 



Quante volte qualcuno di noi non si è sentito parte integrante della  società, come se non fosse all'altezza di qualcuno o di qualcosa,come se la sua presenza o assenza non valesse nulla, non solo in relazione al proprio aspetto esteriore,ma anche alle proprie competenze e abilità di apprendimento. Oggi comprenderemo se il problema sono i singoli soggetti o la società in cui viviamo,che non è in grado di far sentire l'individuo apprezzato e valorizzato;impareremo ad affrontare con forza le difficoltà che verranno a galla, ed evidenzieremo gli obiettivi affinché la società subisca un cambiamento, riguardante l'integrazione in contesti sociali, in relazione alle capacità innate di un soggetto e alle sue possibili potenzialità, molto spesso non  riconosciute. I D.S.A, meglio conosciuti come Disturbi Specifici dell'Apprendimento,sono disturbi di origine neurologica, che compromettono non solo una parte dello sviluppo cognitivo di un individuo,ma anche l'immagine della persona in un determinato contesto sociale. Tra questi disturbi troviamo:la dislessia (incide sulla capacità di leggere e di scrivere in modo scorrevole),la disgrafia(interessa la scrittura di parole e numeri in maniera poco chiara, comportando così una grafia difficilmente leggibile),la disortografia(indica una disfunzione nelle applicazioni delle regole ortografiche) e la discalculia(che riguarda la difficoltà nel riconoscere e scrivere i numeri);queste difficoltà accomunano gran parte degli individui,da personaggi ordinari a grandi star del cinema. Prestiamo attenzione alla modalità per cui questi deficit, che ognuno di noi potrebbe avere,anche inconsapevolmente, possano rappresentare la principale motivazione di disagi e di accanimento contro se stessi,come se avere un disturbo,comportasse il posizionare i soggetti in categorie diverse,in cui   qualcuno sia superiore rispetto all'altro, al punto da dover puntualizzare in maniera conscia o inconscia all'interno di un contesto sociale le difficoltà che un soggetto possiede,sminuendo in qualche modo le sue competenze. Purtroppo la società odierna si mostra impreparata nelle sue strutture ad affrontare il problema e a trovare delle soluzioni per i singoli individui che, con tanta determinazione e con gli opportuni esercizi,che favoriscono l'incremento delle capaciità cognitive, riusciranno a tirar fuori le loro potenzialità,migliorando giorno dopo giorno;ogni passo raggiunto sarà un traguardo, contenente un nuovo obiettivo futuro. Siamo consapevoli che ogni azione che portiamo a termine è frutto di uno scopo?, l'affermazione di un soggetto è fondamentale per quest'ultimo,in quanto ne deriva la presenza di una posizione effettiva nella società ,legandosi così alla piena scoperta di se stessi. Si tratta di portare alla luce le capacità innate da far fruttare e concatenarle al vero problema, cioè la società in cui viviamo,che si mostra pronta ad aiutare da un lato, ma dall'altro incapace di far sentire un essere all'altezza rispetto ad un altro. Volete sapere qual è la soluzione? Semplice a dirsi ma difficile a farsi...  acquisire la consapevolezza di porre l'attenzione sulla persona e non su uno specifico aspetto,poiché quel carattere potrà diventare un punto di forza. Quindi, proviamo a dare una risposta alla mancata capacità di riconoscere un aspetto normale della vita da parte della società e arriveremo alla conclusione della mancata considerazione e rispetto della persona nella sua totalità.

Caudia Fallucca, 4^ M

Liceo delle Scienze Umane

Opzione economico-sociale

 

 

martedì 3 gennaio 2023

ANSIA...UN'ANCORA AL COLLO

 




Certe volte non ci rendiamo conto di chi abbiamo davanti e ci dimostriamo poco empatici, ma se non siamo in grado di comportarci in modo adeguato, come possiamo aiutare chi soffre d’ansia? La verità è che se non si riesce ad immedesimarsi, o almeno non siamo in grado di porci questo obiettivo, stare vicino ad una persona ansiosa diventa complicato. Spesso, soprattutto gli adulti, tendono a sottovalutare problemi di questo tipo, oltre ad un senso di disinteresse e la costante filastrocca “tu non sei un tipo ansioso” oppure “i problemi sono altri”... Ciò che forse non  si giunge  a comprendere è da cosa possano provenire queste sensazioni d’agitazione. I motivi sono molteplici, di sicuro non nascono dall'oggi al domani e sicuramente esistono da sempre, forse sono troppi da elencare, ma a prescindere dalle cause non dobbiamo prenderli sotto gamba. Come ogni problema anche l’ansia se non viene gestita può causare conseguenze gravi, come un palazzo in cui si apre  una crepa, o si prova a gestire il problema oppure finisce per crollare da un momento all'altro. Uno dei contesti in cui è più sviluppata l’ansia è di sicuro la scuola, ma è davvero per dei compiti extra o delle interrogazioni a sorpresa che finiamo per sentici male? No, c’è chi si sente sotto pressione e finisce per scoppiare, questo è vero, ma esistono anche quei casi di cui non si parla: quelli che, magari per carattere, finiscono per far uscire allo scoperto i propri sentimenti semplicemente perché non possono permettersi di crollare a casa, e quale luogo migliore della scuola? A nessuno piace parlare dei propri sentimenti, è risaputo, quando ci ritroviamo qualcuno davanti a singhiozzare non lo sta facendo per attirare l’attenzione, né tanto meno per saltare ore di lezione, sono problemi seri a cui bisogna prestare attenzione. Come può accadere a scuola, succede in qualsiasi posto e non è mai voluto, semplicemente l’ambito scolastico è un contesto in cui ci passiamo fin troppo tempo ed è normale arrivare ad un punto in cui non riusciamo più a trattenerci. Provare ansia, al contrario di quello che molti pensano, non è soltanto piangere e non riuscire a respirare come quando si ha un attacco di panico, vuol dire anche: tremare costantemente, scrocchiarsi le dita freneticamente più volte, mangiarsi le unghia, toccarsi i capelli o grattarsi senza aver bisogno di farlo per davvero, c’è invece chi riesce a nasconderla perfettamente e anche in questo caso non è positivo. Ignorarla e far finta che non esista non serve a nulla se poi non passa. Certe volte, anche quando provi a non pensarci e credi di essertene liberato, finisci per illuderti che tutto si sia risolto, ma l’ansia è sempre lì come un’ancora al collo pronta a tirarti giù quando meno te l’aspetti in un mare di emozioni che non sei in grado di gestire. Potremmo parlare per decenni di ciò che proviamo, ma non sarebbe mai abbastanza, purtroppo si arriva anche al un punto in cui tutto quello che fai viene controllato dall'ansia e spesso per alcuni rimane per un lungo periodo il confine che li separa dall'apatia, l’unica emozione provata.

Vanessa Bevilacqua 4^ I
Liceo delle Scienze Umane
Opzione economico-sociale






mercoledì 28 dicembre 2022

" VOLA PIU' IN ALTO CHE PUOI " PROF

 



La notizia della salita al cielo del professore Ingrassia ci ha lasciati sgomenti, increduli, tristi; avevamo salutato il supplente certi che al ritorno dalle vacanze il prof sarebbe tornato a varcare la soglia della nostra scuola.

Invece la brutta notizia...

Allora abbiamo deciso noi allievi di quinta di mettere insieme i nostri pensieri per ricordarlo ed esprimere il profondo affetto che ci lega a lui.

Buongiorno professore,

Così iniziavano le nostre giornate  ed oggi è al professore che ancora ci rivolgiamo.

 A lui che è stato per tutti noi un grande insegnante, sempre presente e disponibile per i suoi alunni. Resterà una di quelle persone di cui parleremo in futuro, ricordando i giorni trascorsi tra i banchi perché sono persone come lei che lasciano un segno nella vita degli altri, ricorderemo sempre i suoi consigli durante le lezioni, le nostre chiacchierate alla fine dell'ora, il suo spronarci costantemente a far sempre di più, al suo sorriso sempre fiducioso nei nostri confronti e alla sua forza. Lo ricorderemo sempre seduto dietro la cattedra pronto a spiegarci quello che più lo appassionava: il diritto.

Lei è stato un uomo con  grandi valori,  colui che è sempre riuscito ad inserire in ogni lezione scolastica una lezione di vita. Le saremo sempre grati per tutti i sorrisi che è riuscito a strapparci, perché, anche nelle giornate più pesanti,  riusciva a sollevarci il morale.

La sua persona rimarrà per sempre nei nostri cuori e un infinito grazie va per  tutto ciò che ci ha trasmesso, sia a livello scolastico che umano.

Ricordiamo ancora gli aneddoti che ci raccontava a scuola, gli ultimi minuti delle lezioni passati a parlare del più e del meno, la sua grande conoscenza e la sua grande ironia che rendeva ogni sua lezione piacevole e interessante. La sua figura e la sua personalità rimarranno impresse nei cuori e nelle menti dei suoi studenti per sempre.

Sei stato per noi  un punto di riferimento importante Abbiamo trascorso  cinque anni insieme, ci hai aiutato nella nostra crescita interiore e scolastica.

Mai ci saremmo aspettati di doverti salutare per sempre.

Con grande dolore accettiamo  questa grande perdita e speriamo che ovunque tu sia, stia finalmente bene. 

Grazie professore per tutto quello che ci hai insegnato.

Vola più in alto che puoi. Noi ti vorremo bene per sempre e oggi ti salutiamo come eravamo abituati a fare " buon giorno professore"

La V I e la prof.ssa Maria Grazia Fodale

A nome di tutti gli allievi di oggi e di ieri che hanno conosciuto il prof. Gaspare  Ingrassia

martedì 20 dicembre 2022

A TRAPANI NASCE L'ASSOCIAZIONE "UCRAINA MEDITERRANEA"

 


Paradossalmente nella nostra città, Trapani, durante la notte del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne e il femminicidio, una donna ucraina, venuta in Sicilia per sfuggire alla guerra, ha subito molestie e violenze da parte di un uomo, alle mura di Tramontana.

Un grave evento, che ha scosso non pochi nel nostro territorio, tanto da spingerci a intervistare la fondatrice dell''associazione " Ucraina Mediterranea ", Olga Mulyak.

La signora Olga Mulyak, il giorno 18 dicembre, ha rilasciato, a noi curiose studenti, l'immensa e cordiale cortesia di dare una risposta alle domande da noi poste, riguardanti un'associazione, da lei fondata, conosciuta tutt'oggi per l'ospitalità offerta alle famiglie ucraine, costrette a scappare dalle loro case .

La signora in questione vive in Italia ormai da anni, è sposata ed ha un lavoro tutto suo, ma solo nel 2016 ha fondato, insieme ad altre collaboratrici, questa associazione di volontariato per, come citato dalla stessa, "dare un supporto alle persone dell'Ucraina".

L'obiettivo perseguito era, perciò, quello di non far dimenticare e di insegnare ai ragazzi  con genitori o parenti ucraini la loro cultura, o di creare uno scambio culturale in modo tale da far conoscere la loro lingua, il cibo e i vestiti tradizionali, il tutto con l'approvazione del sindaco.

Purtroppo l'avvio dell'attacco russo in territorio ucraino, ha causato il cambiamento dell'obiettivo iniziale dell'associazione, e per tale motivo, oggi, si pone in prima linea per soccorrere e salvaguardare la gente in fuga dal proprio territorio, e per l'organizzazione di raccolte fondi per il cibo e i farmaci, da spedire in Ucraina per tutti coloro che, rimasti in madre patria,si sono rifugiati verso est.

Ma non solo! Essa infatti offre l'aiuto necessario, anche nelle pratiche burocratiche come la ricerca degli appartamenti o l'organizzazione dei documenti per la permanenza in Italia degli ucraini fuggiti.

Uno dei lavori più complessi è stato, però, l'insegnamento ai bambini di un orfanotrofio della lingua italiana e della nuova cultura. Quindi si tratta di un’associazione di volontariato, i collaboratori non vengono retribuiti, e pertanto, ciò che è stato svolto lo si deve, oltre che al loro zelo e alla loro fervida dedizione, anche al contributo di chi ha preso a cuore questa causa, come ad esempio le parrocchie.

La signora Olga, dopo la spiegazione generale riguardante l'organizzazione, ci ha anche raccontato la storia di una madre che, nonostante sulla sedia a rotelle, faceva parte della Nazionale Ucraina del tiro con l'arco.

Questa forte e coraggiosa donna è arrivata verso il mese di Aprile di quest'anno coi suoi figli, in seguito alla mancata possibilità di rientrare nel proprio territorio a causa della guerra, Essendosi recata a Dubai per una gara.

Costretta a lasciare tutti i suoi beni materiali lì, si è dovuta accontentare fino ad oggi di una singola valigia, ma  a Trapani è riuscita a trovare un'altra associazione di cui fare parte finché non potrà ritornare a casa.

Olga Mulyak, infatti, dimostra un grande cuore e un'infinita gentilezza e generosità nell'aiutare chi si trova in difficoltà, per tale motivo in tutte noi, nasce la speranza che  nessun altro, debba più soffrire per queste atrocità, ma fino ad allora, come lei stessa ha affermato, "l'importante è cercare sempre il lato positivo per andare avanti."

Asta Noemi, Guarnotta Cloe 4^ A

Montuori Giuliana 3^ A

Liceo della Scienze Umane  

venerdì 25 novembre 2022

IL GIARDINO DELL'AMORE





 La violenza sulle donne non ha confini, non ha nazionalità, è un fenomeno sovranazionale e globale. Ovviamente l’arretratezza culturale è l’humus più idoneo al suo proliferare. Sappiamo che la donna nei paesi africani, dove vige una subcultura di stampo maschilista, è tristemente sottomessa. In Niger le condizioni in cui vivono le donne sono estreme, disgustose, incredibili. Esse sono soggette alla lapidazione; si sposano all'età di dodici anni e subiscono violenze. Quando vanno a denunciare, vengono lapidate dagli altri uomini. Tuttavia, anche il nostro territorio, apparentemente acculturato e civile, annovera simili fatti di cronaca nera. Uno di questi si è verificato nel 2012 nel trapanese: la storia di un uomo accusato di omicidio, per l’assassinio della moglie incinta al nono mese, a cui aveva fracassato la testa e dato fuoco. Questo è solo un esempio dei tantissimi casi di violenza sulle donne verificativi nel trapanese, in Italia e nel resto del mondo. Ogni giorno si perpetrano violenze fisiche, ma anche psicologiche, con le quali l’uomo (fidanzato o marito) si accanisce contro la donna. In Italia sono accaduti 11.000 casi di aggressione dal 2015 al 2019; circa il 72 % di casi di aggressione ha riguardato le donne: uno sconcertante cocktail di abusi verbali, violenze fisiche e molestie. Bisogna rilevare che con la pandemia si è registrata una recrudescenza della problematica, per via delle vicinanze durature forzate. Condividere per tante ore lo stesso spazio fisico ha esacerbato situazioni già pericolose. I dati della direzione centrare della polizia criminale evidenziano che nel 2021 ci sono stati 119 femminicidi: un aumento significativo rispetto al periodo pre-pandemia. Questi numeri servono a farci capire tanto e inducono a riflettere su quanto sia forte e diffuso questo fenomeno. La violenza esercitata sulle donne manda in frantumi i diritti fondamentali alla vita, alla dignità e alla socialità attraverso l’isolamento forzato da familiari e amici, l’abbandono del lavoro, la deprivazione della serenità e della bellezza in generale. Ogni granello di vita diventa oscuro. Si sgretola. Ansia e depressione sono in agguato. Ma perché l’uomo deve prevalere sulla donna? Non siamo tutti esseri umani? E’ una domanda retorica che presuppone una risposta positiva. Ma la cosa non è così scontata. Alcuni maschi considerano la donna di loro proprietà. Ne sminuiscono il valore, impediscono che si affermi come donna, mamma, lavoratrice, provano gelosie per i successi dell’altra. Alcuni uomini, per fortuna non tutti, credono che la donna sia un essere inferiore da colpire, bastonare, sfregiare, sfruttare, seviziare, carbonizzare. Le conquiste delle donne sono state sofferte. La donna ha sempre dovuto lottare per la sua libertà; oppressa e schiava degli uomini, è riuscita ad emanciparsi e a farsi valere, anche se ancora oggi la mentalità della maggior parte degli uomini non è cambiata. Immaginiamo la nostra società come un grande giardino, pieno di fiori e di piante, ma allo stesso tempo infestato dalle erbacce. Ognuno di noi, nel suo piccolo, è un giardiniere che deve estirpare l’erbaccia dal giardino. Ciò rappresenta la voglia di eliminare questa cancrena che attanaglia la società, affinchè una piccola cellula non fugga a produrre metastasi in tutto il corpo. La terapia più mirata: la denuncia, seguita dalla condanna e dalla punizione. Una pena considerevole. L’inasprimento delle sanzioni. A nostro avviso, non vanno chiuse le donne nelle strutture protette, ma sono gli uomini rei e maltrattanti che devono essere reclusi nelle carceri! L’altro versante è indubbiamente la prevenzione: formazione, educazione, sensibilizzazione. Un libro, una poesia, la consapevolezza, un gesto possono evitare spargimenti di sangue e urla di dolore. Perché l’amore trova dimora nel cuore gentile. Sempre. 

Stinco, Romano, Genovese, Miceli, Gueli, Martinez, Pizzolato, Lombardo, Lumetta, Oddo, Di Malta e Pellegrino. 

Liceo delle Scienze Umane

Classe III O


La violenza sulle donne non ha confini… e spesso ha le chiavi di casa.

 Per affrontare il tema della violenza sulle donne bisogna partire dalla sua definizione. La violenza sulle donne include tutti quegli atteggiamenti aggressivi o molesti degli uomini nei confronti delle donne, per cui si parla anche di violenza di genere, essendo l’appartenenza al diverso sesso l’elemento che più frequentemente è la causa della violenza. Le donne sono violate, in quanto considerate inferiori, oggetti, come un vaso da rompere, indegne di considerazione. Spesso questa forza incontrollata e spietata è causata dall’atteggiamento possessivo dell’uomo, che si manifesta con atti di gelosia destinati a portare all’isolamento della donna dalla vita sociale, dalla famiglia d’origine, dalle amicizie. La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazione Unite il 17 dicembre del 1999. Come data della ricorrenza l’Assemblea generale ha scelto il 25 novembre. Il colore utilizzato in questa giornata è il rosso, il colore del sangue, il colore dell’amore. Perché la tragedia è il frutto peggiore di un amore malato. E uno degli oggetti simbolo sono le scarpette rosse, che rappresentano le vittime di violenza e il femminicidio. Il 24 novembre, in occasione dell’Assemblea d’Istituto, abbiamo visionato dei video su fatti di cronaca, raccontati dalle vittime che hanno vissuto orribili esperienze e ne sono uscite lese, mostrando in pubblico le proprie cicatrici e i propri dolori. “ È rimasto solo il sorriso “ sono le parole di Valentina, che aveva solo 27 anni, quando il marito tentò di ucciderla. La vita di Valentina, soffocata da una forte gelosia da parte del suo ex marito, si consumava nell’isolamento da amici e parenti fino al giorno in cui il marito le versò addosso il cherosene e le diede fuoco , sfregiandole il viso. Dalle parole della donna traspare il perdono. La seconda testimonianza riguarda la storia tragica di una donna che racconta giorno dopo giorno come fosse cambiata la sua vita nel giro di pochi mesi, dopo aver conosciuto il suo compagno. Dalla sua narrazione si evince come col passare del tempo la donna abbia mutato modo di vestire e come la sua vita si sia trasformata radicalmente, fino all’annullamento totale della personalità. Non meno intensa è l’ultima testimonianza: la storia di Rosanna, una donna, che per proteggere se stessa e il bambino, che portava in grembo, aveva tentato più volte di recuperare una relazione ormai conclusa. Dopo l’ennesima violenza Rosanna finalmente capisce che era giunto il momento di voltare pagina. Questi spaccati di vita ci hanno fatto riflettere sulla necessità di valutare ogni minimo segnale. Uno schiaffo può essere il preludio a tutta una serie di violenze destinate ad amplificarsi. L’isolamento coatto è la via che conduce al totale controllo della persona, la quale nel vortice della violenza fisica e psicologica, non trova nessuno a cui rivolgersi per chiedere aiuto. Mai credere che qualcosa possa cambiare se già si manifestano simili presupposti. Noi giovani donne, che ci affacciamo al mondo degli affetti extrafamiliari e ai primi innamoramenti, abbiamo apprezzato molto l’attività svolta perché riteniamo che la scuola rivesta un ruolo fondamentale. Cultura significa coltivare gli strumenti per interpretare la realtà e per difendersi. 

Liceo delle Scienze Umane

 CLASSE II O (Gruppo 2)

 Sarah Lampiasi, Adabbo Rachele, Angileri Giulia, Andolina Maria Rita, Augugliaro Simone, Barbara Cora, La Fauci Lavinia, Tartamella Alessia, Vultaggio Soraya.

STORIE E PENSIERI IN LIBERTA' SULLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

 

 

 

Perché parlare ogni anno in vicinanza di una data specifica, ovvero il 25 Novembre, della violenza sulle donne? Fare questi temi e concorsi miglioreranno la situazione delle donne che si trovano in questa difficile situazione? La risposta al primo impatto può sembrare un no, ma in realtà è importante che si sensibilizzi questa tematica. Nella vita di tutti i giorni potremmo non accorgercene, ma forse intorno a noi ci sono non solo donne ma anche ragazze che stanno subendo violenze. Lo sappiamo che è una domanda scontata, ma cosa si intende con violenza? Ora vogliamo dare una riposta anch'essa scontata quanto importante e veritiera, con violenza si intende violenza fisica, violenza verbale, violenza morale, e violenza psicologica. Come abbiamo scritto prima nella vita di tutti giorni potremmo ritrovarci accanto queste donne o ragazze che subiscono tutto quest,o ma che per paura del mostro che si trovano accanto non denunciano questo orrore, o peggio, pensano che questi comportamenti siano normali. Questi ragni (ovvero gli uomini che sono causa di queste violenze) si avvicinano alla loro preda fingendosi gentili, generosi, anche super romantici, ma appena la loro vittima sarà bloccata dalla loro ragnatela inizieranno lentamente mostrare il loro lato nascosto. Attacchi di rabbia, gelosia ingiustificata, manie di controllo, tutti lati tossici che portano il succube  a uno stato mentale di confusione, le ragazze continueranno a mettere in confronto l'uomo cattivo che si trovano davanti con l'uomo dei sogni che c'era prima, penseranno che non è realmente così, che è solo un brutto periodo o che che siano loro il problema. Dopo aver detto tutto ciò, come facciamo a sensibilizzare questo argomento? Non vogliamo scrivere che parlare è importante (e lo è), ma è importante anche sapere che al primo segnale di violenza è meglio allontanarsi poiché quell' atto causato da un momento di nervosismo si potrebbe trasformare in una serie di momenti di rabbia e frustrazione e una volta entrati nel tunnel è difficile uscirne. Con ciò vogliamo dare il mio sostegno morale a tutte e sappiate che non dovete avere paura delle vostre capacità, di rimanere sole oppure di non essere abbastanza. Abbiate il coraggio di ribellarvi per ottenere ciò che vi meritate veramente, ovvero la vostra dignità e il rispetto della vostra persona.

Liceo delle Scienze Umane

Classe 4^ A ( gruppo I)


 Sono Alberto, sono un ragazzo comune, ho diciassette anni e ho una migliore amica di nome Greta, mia coetanea. Sono sempre stato accompagnato dalla sua presenza, fin dai primi percorsi scolastici che, quasi per coincidenza, sono stati da entrambi condivisi; sarebbe a dir poco scontato quindi affermare, che sì, siamo cresciuti assieme, quasi come fratelli. Stare in sua compagnia mi ha sempre fatto dimenticare tutti i pensieri negativi, mi piace considerare Greta come un fulmine a ciel sereno, naturalmente in senso positivo e sembra di stare in questo fantomatico cielo azzurro con qualche nuvola sparsa qua e là e un leggero vento che trasporta avanti e indietro, stando con lei. Ma a volte il cielo non è sempre azzurro e non sempre il vento è leggero. Un po' come ieri sera. Eravamo nel solito parco dove passavamo le nostre serate in cui ci raccontavamo tutto, dalle cose più scontate della quotidianità a quello che più ci tormentava o ci faceva stare bene. Ma il tempo passava celere, il buio diventava sempre più intenso e le richieste opprimenti del tornare, dai nostri genitori si erano ormai fatte presenti. Greta abitava due isolati più avanti casa mia, e invano tentai di convincerla che accompagnandola, la sua strada sarebbe stata più sicura.

Rientrato a casa sentivo che farla andare da sola e aver fatto vincere la sua pessima cocciutaggine fosse stata un'idea terribile, sentivo un’inquietudine dentro che realmente non riuscivo a spiegare. Nel lasciarla le avevo fatto promettere di mandarmi un messaggio non appena fosse arrivata.

Erano passati circa dieci minuti e l'angoscia cresceva ininterrottamente nel vedere lo schermo del cellulare totalmente vuoto. Decisi di attendere altri dieci minuti invano, decidendo successivamente di inviare io un messaggio ma neanche nei dieci minuti seguenti ricevetti notizie.

Le innumerevoli chiamate nei suoi confronti sembravano sfumare ad ogni squillo, in quanto la risposta tanto attesa continuava ad apparire nulla.

Preoccupato e in preda al panico decisi senza alcun dubbio, di chiamare la mamma di Greta la quale con un tono piuttosto arrabbiato mi chiese il perché ancora Greta non si fosse fatta viva a casa. Raccontai con voce tremante la situazione specificando che era ormai passata un’ora dalla mia separazione con la ragazza.

Le ricerche cominciarono fin da subito, e perfino alcuni vicini, sentendo le voci che chiamavano il nome di Greta si erano affacciati dai balconi curiosi e volenterosi nel darci una mano a cercarla.

Meditai, ricordando che il primo posto dove avrei potuto cercare era proprio il parco. Esso era caratterizzato da una panchina in cui a lei piaceva stare per rilassarsi.

Corsi come mai fatto in vita mia fino al luogo predestinato. Mai, intuizione fu più azzeccata. Ed è qui che si proiettò l’incubo peggiore della mia vita. Tra le luci soffuse dei lampioni che illuminavano il parco, notai delle leggere macchie rosse a tratti bordeaux a causa dell'ombra buia della sera.

Proseguì per la strada indicata da esse e arrivai nei pressi della fantomatica panchina.

Quello che vidi una volta avvicinato ad essa, fu uno scenario spesso visionato in horror o nei thriller.

La vidi distesa lì, accasciata su un lato del sedile. Era colma di contusioni, la maglietta strappata e i pantaloni alle caviglie.

Mi allontanai di qualche metro, cercando di non voltarmi nel guardarla tra sensi di colpa, rabbia e tristezza.

Chiamai i genitori e un’ambulanza, che per buona sorte non tardò ad arrivare.

Convinsi mio padre a lasciarmi in ospedale per starle vicino. Non pensavo ad altro, solo a lei e al rischio corso del poterla perdere per sempre.

Tre ore di lunga e angosciante attesa passarono interminabili. Riuscì solo dopo esse a parlare con un'infermiera, in grado finalmente di descrivermi la diagnosi. Greta stava bene. Greta è viva.

Greta è una di quelle che ce l'ha fatta, ma per la prossima sarà lo stesso? Contrariamente a Greta, numerose donne restano vittime permanenti, di atti di violenza fisica e psichica, causata da uomini che per una banale gelosia o per paura ricorrono alla violenza. E' assurdo pensare come tutt'oggi si senta parlare di tali soprusi, posti dall'uomo come unica "soluzione". Questo è uno dei tanti motivi per cui è importante affrontare questo argomento che, come accade per molte tematiche difficili e delicate, viene spesso evitato nella convinzione che ignorarlo sia d'aiuto per risolverlo. Tutti gli esseri umani, infatti, a prescindere dalla differenza di genere o altro, devono essere rispettati perché ogni persona è una "vita" che si deve realizzare secondo i principi di libertà e dignità.

Liceo delle Scienze Umane

Classe 4^ A (gruppo II)

 

11 Novembre 2018

Caro diario  

Sono andata con Debora e Marianna in un pub ed abbiamo incontrato degli amici di Debora tra cui Alessio, devo dire che questa sera era davvero più carino del solito, diciamo che tra noi c’è un certo feeling, mi ha anche offerto da bere ed è molto simpatico. Marianna dice che staremmo davvero molto bene insieme.

26 dicembre 2018

Caro diario

So che non ti scrivo da un po’ ma ho avuto da fare ☹, sto conoscendo Alessio, il ragazzo di cui ti avevo parlato, è così dolce, tanto che per Natale mi ha pensata, mi ha portato un braccialetto che tanto desideravo. Magari ci fossero più ragazzi come lui...

14 febbraio 2019

Caro diario

Oggi è il giorno di San Valentino, io e Alessio stiamo assieme da più di un mese, questa sera mi porterà a cena fuori e questa mattina mi ha portato sotto casa un mazzo di rose, mi sto davvero innamorando…

23 Maggio 2019

Caro diario

Ieri sera Debora ha festeggiato il suo diciottesimo compleanno, con me è venuto anche Alessio. La serata non è andata come speravo perché ho scherzato un po' troppo con Giacomo, il ragazzo di Marianna, in buona fede ma Alessio non la pensa così. Mi è dispiaciuto che a lui abbia dato fastidio, lo fa solo perché mi ama e perché ci tiene troppo.

27 Luglio 2019

Caro diario

Sono sempre più innamorata, io e Alessio stiamo benissimo assieme e lui si prende sempre cura di me, certe volte forse troppo… L’altro giorno mi ero organizzata con le ragazze per andare al mare e lui ha voluto vedere che costume avessi, dicendo che era troppo da put****. Io l’ho tranquillizzato dicendo che sono solo sua ma lui ha detto che il problema sono gli altri e non io. Alla fine ho cambiato costume.

17 settembre 2019

Caro diario

È iniziata la scuola e in classe è arrivato un nuovo compagno, Edoardo, essendo una tra le più tranquille della classe, la prof l’ha sistemato a fianco a me. Devo dire che è molto simpatico e mi ci trovo bene. Quando l’ho detto ad Alessio non l’ha presa tanto bene, preso dalla foga mi ha dato uno schiaffo, però non mi ha fatto tanto male, forse un po' me la sono cercata… Chiederò alla professoressa di spostare il nuovo compagno… 

27 dicembre

Caro diario

Io e Alessio ci siamo presi una pausa, anche se continua a farmi sempre regali, in realtà la scelta è stata più mia che sua, diciamo che sono stata obbligata da mia madre… A lei non piace molto Alessio, pensa mi limiti un po' troppo, e forse ha ragione però io lo amo e lui ama me, quindi spero che lui possa perdonarmi e tornare con me.

12 Gennaio 2020

Caro diario

Sono molto felice perché io e Alessio siamo tornati assieme e oggi facciamo un anno, anche se la mamma non è d’accordo, infatti non lo fa mai venire a casa nostra e per questo ho deciso di andare a convivere con lui.

25 Marzo 2020

Caro diario

Va tutto bene. Io e Alessio conviviamo da un pò, mi manca la mia mamma dato che non posso vederla, sia a causa di Alessio che non vuole, sia a causa della pandemia. Questo stare a casa rende Alessio particolarmente nervoso, io cerco di tranquillizzarlo e di assecondare i suoi bisogni anche se delle volte non mi va, ma per amore questo ed altro…

9 Aprile 2020

Caro diario

Questa quarantena non sta portando nulla di buono per la nostra relazione, Alessio ha sempre più spesso attacchi di ira che sfoga su di me. L’altro giorno non ho potuto videochiamare mia sorella per l’occhio nero. Vederlo così mi fa stare male, non so più che fare. Non parlo più con le amiche, anche se mi mancano tantissimo, ma non posso permettermi di far capire qualcosa di quello che succede a casa. 

28 Giugno 2020

Caro diario

è finita la quarantena, ho lasciato Alessio, e sono scappata a casa di mamma e la vedo più serena. Mi manca tanto, ma quella situazione non poteva più continuare. Quando esco lo trovo nei miei stessi posti e questa cosa un po’ mi spaventa, ma non mi farebbe mai del male…


1 Luglio 2020 

Caro diario 

Alessio mi ha mandato un messaggio dicendo che vuole parlarmi. La mamma non sa nulla altrimenti cercherebbe di fermarmi ma io voglio vedere se è cambiato perchè so che ci tiene. 

2 Luglio 

Caro diario


Liceo delle Scienze Umane

Classe 5^ A

lunedì 31 ottobre 2022

" NOTRE DAME DE PARIS" : UN MUSICAL E UNA STORIA SENZA TEMPO

 



È ormai da più di vent’anni che le musiche di Cocciante e Plamondon girano per il mondo per allietarci con l’Arte e la Bellezza delle melodie del musical “Notre Dame de Paris”. Storia ambientata nella Parigi del 1482, periodo di grandi scoperte e rivoluzioni nel mondo, come le scoperte geografiche, la diffusione,poi, della riforma luterana, ma anche l’invenzione dei caratteri mobili grazie a Gutenberg. Sullo sfondo storico del Rinascimento francese e delle sue supreme cattedrali gotiche si intrecciano le vite di persone diverse fra loro da un punto di vista sociale, ma simili nei sentimenti dell’animo  e nei suoi gridi di sofferenza. Questa è la storia della zingara Esmeralda che va incontro alla morte a causa delle azioni poco nobili messe in atto da chi affermava di disperarsi d’amore per lei, che, da uno spirito nato libero,  l’ha resa prigioniera della sua bellezza e delle sue doti.

La vicenda è molto distante da noi come ambientazione culturale e storica, ma ciò che ci accomuna ai personaggi del racconto, figli di un tempo storico differente, sono i sentimenti; le uniche cose immutabili e non soggette al cambiamento delle mode poiché Universali e indiscutibilmente veri. Potremmo immedesimarci in ognuno di loro se solo ci riflettessimo un po'…  

Esmeralda è una ragazza come tante, uno spirito libero che racchiude in sé una grande voglia di amare e di viaggiare, con l’illusione della fantasia che però viene purtroppo spezzata dalla vista dei crudeli mali del mondo che finiscono prima o poi per coinvolgere chiunque in un labirinto in cui si è rinchiusi senza sapere come uscirne. Una volta entratovi saremo le vittime di un sistema in cui ognuno mette in scena la sua parte e porta avanti gli sviluppi della storia, da cui spesso si esce consapevoli del mondo, ma allo stesso tempo profondamente disillusi nel vedere le proprie speranze irrealizzabili. Non tutti, infatti, sono portatori di sentimenti virtuosi come Febo che proclama un amore per la zingara, ma che in verità è solo un puro divertimento che deriva da una futile attrazione fisica tanto che ritornerà sui suoi passi verso la sua promessa sposa chiedendo perdono,ma giustificandosi a spese degli altri e ignorando le sue  responsabilità e non tenendo conto delle accuse rivolte a chi è solo una povera vittima innocente che desiderava meravigliarsi del mondo come l’adolescente che si allontana dal nido per scoprire e trovare sé stesso, ma che incontra degli ostacoli nel suo cammino che metteranno a dura prova il suo animo inesperto. I sentieri sono spesso pieni di incontri che sembrano casuali, ma in verità destinati ad un disegno da noi sconosciuto.                          Dall’esperienza trarremo noi stessi le nostre conclusioni sul mondo in cui abbiamo visto uomini che cadono nella superbia del loro ego smisurato, nella folle gelosia e possessività per qualcosa che non potranno mai avere e che non deve possedere nessun altro ,ma anche in abusatori di potere che si proclamano portatori di giusti ideali di cui in effetti dovrebbero essere d’esempio, come il personaggio-arcivescovo- Frollo, ma che in verità indossano un abito che non onorano poiché sono proprio loro a compiere i più incoerenti e abominevoli peccati del mondo che mal si sposano con la veste che indossano.

E poi troviamo chi si limita a guardare le atrocità che avvengono attorno a noi riponendo la speranza di un cambiamento in un grido di pietà verso il cielo e le sue stelle “lanciando le sue voci in cielo” come cantava il poeta Gringoire nella sua canzone “Luna”. Egli è il narratore della storia e spettatore empatico solo successivamente coinvolto negli intrecci del racconto, che lo segneranno profondamente nel vedere la  disperazione e la fragilità di un uomo, il gobbo Quasimodo, che si porta la sua croce di uomo incompleto e deforme  e mai veramente amato.                                                                                                                                  Il cuore di Quasimodo ama perdutamente e fa di questo sentimento la sua ragion di vita. Egli vede la felicità negli altri ma mai dentro di sé e si arrende al suo destino segnato da delle campane che mai suoneranno per lui come canta nella canzone “ Le Campane”. Lui si lascia morire insieme alla sua Esmeralda lasciando un “misero mondo perso” certo però che il suo Amore diverrà “ una scia tra luci dell’universo” poiché puro e vero.

Ognuno di loro è un’anima sofferente ma che, come accade ancora oggi, sceglie come vivere il dolore. C’è chi decide di percorrere la strada della cattiveria e dell’avidità, chi sceglie di essere un semplice spettatore arreso che si limita a compiangersi di un destino che sembra segnato senza provare a mutarlo, chi prova a far da guida ma si deve arrendere davanti alle voragini del mondo in cui viene coinvolto egli stesso, come il clandestino Clopin protettore di Esmeralda, e chi invece si comporta nonostante tutto con bontà anche a rischio di essere la peggiore vittima delle tragedie del mondo, ma che racchiuderà la vera essenza della vita e il suo fine ultimo: “Vivere per Amare”.

Tartamella Maria Sofia  4^A

Liceo delle Scienze Umane

sabato 1 ottobre 2022

BOILERSUMMERCUP

 



Certe volte, non sopporto ammetterlo, ma devo riconoscere che gli adulti hanno ragione, soprattutto quando si riferiscono ai social e a come questi possano sconvolgere la nostra quotidianità in un lampo, veloci come lo schiocco di due dita. Di solito non ci rendiamo conto effettivamente del pericolo a cui siamo sottoposti, specialmente nell’ultimo periodo in seguito alle notevoli Challenge che vengono create. Qualsiasi cosa tu faccia può rientrare in una Challenge e alcuni le affrontano solo per dimostrare a sé stessi qualcosa, senza rendersi conto che certe volte, anzi quasi sempre, le azioni che compiamo inconsciamente influenzano anche gli altri. Questo è proprio il caso della Boiler Summer Cup, l’ultima novità sfornata da Tik Tok che va ad attaccare la sensibilità di molti. Forse alcuni ne avranno sentito parlare all’inizio dell’estate e se non ci avete fatto caso, comunque, con l’apertura delle scuole ne risentirete presto parlare; essendo una Challenge che si svolge in estate è normale volerla tenere nascosta. Purtroppo questa nuova “sfida” consiste, in particolare, nel prendere in giro una ragazza e dimostrarsi affettuosi nei suoi confronti solo per il gusto di accumulare punti. Questa Challenge non solo provoca ansia in una ragazza in sovrappeso, perché convinta che un qualsiasi ragazzo non la possa amare a causa del suo corpo, ma è anche un problema per le ragazze in sotto peso, magari anche in seguito ad un disturbo:  in entrambi i casi,  si vedono rientrare in una classifica e  a causa di ciò non si sentono "abbastanza". Quello che molti, sfortunatamente, non capiscono è che siamo noi a rendere famose certe cose e, guarda caso, finiamo sempre per far uscire il nostro lato peggiore. Essere insicuri del proprio corpo è qualcosa che percepiamo tutti, alcuni più di altri, non è una cosa che si esprime solo a livello fisico, ma anche psicologico. In realtà, se ci pensiamo, tutto ciò, come la maggior parte delle cose nella nostra vita, può essere interpretato solo da un punto di vista soggettivo, questo perché una persona per me può apparire in un modo e per uno sconosciuto in un altro. Questo è anche un chiaro esempio di bodyshaming (l’azione che ti porta a deridere un corpo) e una rappresentazione di come la nostra società sia rimasta incollata a dei canoni di bellezza surreali; Perché la mia femminilità deve essere condizionata dal mio peso? Credere che qualcuno ti possa avvicinare solo per ingannarti sembra tetro, invece è qualcosa che sta già succedendo e tutto ciò può davvero far crollare qualcuno mentalmente, provocare ansia e attacchi di panico. Ci sono milioni di persone che soffrono di ansia sociale e il solo pensiero di questa Challenge non li aiuta con i loro disturbi; nessuno dovrebbe sentirsi addosso la sensazione che qualcuno possa usarlo per vincere una stupida sfida. Vivere nella costante ansia di non riuscire a piacere a nessuno è una cosa abbastanza comune fra i giovani, per questo dobbiamo tenere sempre in mente che non tutto ciò che viene messo in tendenza è un bene per noi, piuttosto certe volte, anche se non è semplice, bisogna lasciar correre e smettere di pensare a cosa gli altri dicano su di noi, ma iniziare a mettere in primo piano il nostro benessere.

Vanessa Bevilacqua 4^ I

Scienze Umane opzione economico-sociale