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martedì 22 febbraio 2022

PASSIONI DA COLTIVARE : "ANIME" PER SODDISFARE QUALSIASI PREFERENZA


Hinata Shoyo

 La parola "Anime"  deriva da Animēshon e in giapponese sta ad indicare qualsiasi forma di animazione, indipendentemente dall'origine geografica e dallo stile. Al di fuori del Giappone il termine viene piuttosto utilizzato per riferirsi esclusivamente alle opere di animazione di produzione giapponese.

In precedenza questi filmati “animati” venivano chiamati in due modi a seconda della provenienza, essi infatti potevano provenire dai "manga eiga", i cui disegni erano tratti da un manga, nonché un tipico fumetto giapponese o "dōga eiga" storie nate proprio come film d’animazione.

Gli anime, come li conosciamo noi oggi, nascono invece nei primi anni del Novecento. Le prime sperimentazioni hanno inizio nel 1914, grazie ad autori come Seitaro Kitayama, Oten Shimokawa e Jun’ichi Kōchi, che consistono nello sperimentare quest’arte dell’animare e nel filmare delle vignette disegnate su delle lavagne con dei gessetti.  Ciò rende quasi difficile il pensare che da tali azioni potessero nascere, poi, grandi e meravigliose "opere" in grado di crescere numerosi individui fin dall'infanzia.

L'Italia, infatti, bisogna riconoscere, è stato uno dei primi paesi occidentali ad importare anime e, soprattutto tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta furono oltre un centinaio le serie acquistate, probabilmente come in nessun altro paese occidentale, prevalentemente ad opera della Rai. Il primo personaggio arrivato su schermo è Astro Boy di Osamu Tezuka, mentre nel gennaio 1977, Rai 2 fece strada per un piccolo pubblico, a Vicky il vichingo, nel 1978 ad Heidi, cartone ancora oggi enormemente conosciuto e Atlas UFO Robot.

Gli anime giapponesi, come in fin dei conti i film, le serie TV o qualsiasi tipo di messa in onda tramite schermi, possiedono innumerevoli generi, ognuno di essi con al suo interno argomenti di natura spesso seria e complessa, che richiede in infiniti casi, un'attenta osservazione e attenzione, destinati  di conseguenza perfino a un pubblico adulto. Ciò va molto in contrasto con quello che invece frequentemente viene espresso nei confronti di tali "cartoni animati", in quanto giudicati come semplici programmi infantili; il tutto, poiché fin da piccoli, abituati a vedere in TV, anime rivolti nell'effettivo ad un pubblico minore con tematiche altrettanto semplici o molti anche eccessivamente censurati.

Oggi il numero degli anime è salito a dismisura e sono incalcolabili quelli da poter consigliare e da poter piacevolmente guardare per soddisfare qualsiasi preferenza. Alcuni in particolare si differenziano per le trame, trattanti temi di gran rilevanza. Ne è sicuramente un esempio "Violet Evergarden", nome della stessa protagonista, una ragazzina quattordicenne superstite dalla guerra in cui precedentemente costretta a combattere insieme ai soldati dall'età di 10 anni. Al termine di essa, troveremo un’ adolescente disorientata poiché inconsapevole della vita, se non quella in battaglia. Proprio da lì inizierà un percorso psicologico per la ragazza, una crescita in grado di coinvolgere gli spettatori tra pianti di commozione e qualche risata. Ancora possiamo citare  "A silent voice" o "la forma della voce" trattante la storia di due bambini, una sorda  e in particolare del suo bullo, che per attrarre i coetanei spesso la prenderà di mira, rompendogli anche gli apparecchi acustici. Una storia all'apparenza riguardante il bullismo, ma che affronta con coraggio tematiche delicate, mettendo al centro l’uomo, con un linguaggio comprensibile anche a un pubblico più piccino. Possiamo perciò definire in breve “A silent voice" un’opera sentimentale che ha come scopo l'accettare se stessi.

I problemi affrontati in tali animazioni oltre i temi sociali, incontrano anche, invece problemi politici, un chiaro esempio ne sono "Attack on Titan" al cui interno, sono presenti una gerarchia, un creare conflitti interni, complotti e tradimenti, in grado di offrire un'ampia visione sulla politica in maniera sofisticata e anche fantasiosa, in quanto agli occhi degli spettatori, l'ingannevole scopo dei personaggi al suo interno è inizialmente quello di uccidere dei giganti o anche "Beastars" la cui trama è alquanto articolata e piena di riferimenti a contenuti davvero pesanti, tra cui stereotipi, vendita di merce in nero e perfino la mafia.

Un ultimo, ma non meno importante anime, enormemente consigliato è sicuramente "Haikyuu". E’ un anime sportivo, leggero e adatto a chiunque e tratta della pallavolo. Nonostante non presenti tematiche innovative, esso ne presenta altre altrettanto importanti come, in primis, il gioco di squadra, la fiducia verso l'altro e il non arrendersi o abbattersi nonostante le difficoltà che possono incombere lungo la strada della vita. Il protagonista è
Hinata Shoyo, un liceale col sogno di diventare pallavolista nonostante la sua bassa statura che porterà degli ostacoli iniziali nel suo percorso. Questo piccolo protagonista assieme agli innumerevoli personaggi, tutti con una psicologia differente, ci insegna che con la determinazione e la passione nulla è irraggiungibile.

Insomma il mondo degli anime è vasto, originale e innovativo, e tutti con un po' di consapevolezza in più, dovrebbero entrare a farne parte anche solo lanciando una piccola occhiata. 

Asta Noemi e Guarnotta Cloe, 3^ A
Liceo delle Scienze Umane

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