Il "mestiere" dell'alunno non è affatto facile e, soprattutto, non è scontato...
Il "dovere" dell'alunno non si compie semplicemente in uno "scambio" tra l'insegnante che impartisce il suo insegnamento e l'alunno che lo apprende. C'è chi sceglie questo naturale modello e chi, invece, non si accontenta, chi ama farlo suo quell'insegnamento, scegliendo quel modello di cui si parla da decenni nel mondo della scuola, quello della "partecipazione", della consapevolezza, della formazione della sua personalità, dell'affermazione, seguendo le proprie passioni ed attitudini. E questa la scelta di Manuel, Letizia, Giacomo, Francesca, e chissà quanti altri, che hanno scelto di "viverla" la scuola fino all'ultimo giorno. E adesso che si appressano ad affrontare l'ultima avventura del corso di studi superiori, l'augurio è di continuare a solcare la stessa strada che li ha portati a questo traguardo, all'insegna del suggerimento che ci da' Manuel nella seguente poesia " PROCESSO ALLA LIBERTA', che è stata selezionata dalla Giuria del Concorso di Poggiomarino. Il riconoscimento è stato assegnato a seguito della valutazione della Commissione giudicatrice, che ha apprezzato l’elaborato per le sue qualità espressive e creative.
PROCESSO ALLA LIBERTA'
Poesia civile
La libertà è stata trascinata in aula
con le mani legate da leggi scritte di notte,
quando il popolo dormiva
e i potenti firmavano sentenze
con l'inchiostro del silenzio.
L'hanno accusata di disordine
di aver insegnato agli ultimi a parlare,
di aver convinto i poveri
che la dignità non si elemosina.
"Colpevole", hanno gridato,
i giudici seduti su troni di carta,
mentre la verità veniva perquisita
e trovata disarmata.
La libertà non ha avvocati.
Difende se stessa
con la voce roca dei lavoratori,
con le mani sporche degli studenti,
con gli occhi stanchi di chi protesta
sapendo già di perdere.
La libertà sanguina nelle piazze,
si spezza nei manganelli,
si nasconde nei libri proibiti,
respira nei sussurri
di chi ha paura anche del proprio pensiero.
Ogni tiranno giura di proteggerla
mentre la stringe al collo,
ogni regime la nomina
per insegnarle a stare zitta.
La libertà è un rato antico,
un incendio che torna sempre
tra le macerie della storia.
La puoi arrestare,
puoi processarla,
puoi seppellirla sotto montagne di propaganda,
ma lei impara a risorgere
dalle mani di chi non ha più nulla da perdere.
Perché la libertà non nasce nei palazzi,
non cresce tra i velluti del potere.
Nasce quando qualcuno rifiuta di inginocchiarsi
anche sapendo che la terra
diventerà la sua tomba.
Sì, proprio voi che ascoltate,
voi che abbassate lo sguardo credendo di essere innocenti,
difendeteli.
Stringetela tra le mani come si stringe l'ultimo respiro,
alzate la voce quando vi ordinano di tacere,
lottate per essa
anche quando vi diranno che è inutile,
anche quando vi chiameranno folli, sovversivi, perduti.
Siate tempesta per la sua sopravvivenza,
siate fuoco quando tenteranno di spegnerla,
siate muro quando cercheranno di abbatterla.
Perché la libertà non chiede eroi,
chiede coscienze sveglie,
chiede cuori disposti a tremare
pur di non vivere in ginocchio.
E allora tremano i governi,
tremano le uniformi,
tremano le parole svuotate dai discorsi ufficiali,
perché la libertà è contagiosa.
E basta una sola voce,
una soltanto,
che osi dire la verità ad alta voce,
per trasformare il silenzio
nella più grande rivolta della storia.
06 febbraio 2026
Manuel Ruggirello

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